La figlia del capo guardona
di
sweetbutter
genere
dominazione
Lavorava per un ristorante aperto a pranzo e a cena, durante la pausa tra i due servizi, per risparmiare benzina e di conseguenza soldi, aveva preso l’abitudine di riposare in uno sgabuzzino adibito a deposito tovaglie, dove aveva una branda e un vecchio materasso su cui riposare un paio d’ore.
Quel giorno si sentiva inquieto, un pò il caldo afoso e un pò una strana sensazione, come di essere spiato, che non gli permetteva di addormentarsi.
Aprì gli occhi all’improvviso, notando come un ombra che si allontanò velocemente: sul momento non prestò particolare attenzione alla cosa, immaginando che fosse il lavapiatti che, finito il lavoro, stava andando a casa.
Il giorno dopo però, la sensazione di essere osservato era tornata prepotente in lui, decise quindi di scoprire chi fosse lo spione misterioso: fingendo un sonno profondo, ma in realtà stando con un occhio socchiuso, ben nascosto dal braccio appoggiato in fronte, inoltre la posizione supina gli permetteva di osservare ed essere osservato senza problemi.
Passati dieci minuti avvertì una presenza, con la fessura dell’occhio scoprì l’identità del misterioso guardone: ma, quello che pensava fosse il suo aiuto cuoco omosessuale, in realtà era la figlia cinquantenne del suo titolare, che lo guardava da un angolo dietro alla porta, quasi rapita dall’immagine di quell’uomo addormentato.
Una donna in carne, non particolarmente bella, con due matrimoni falliti alle spalle, due figli e tanti problemi, soprattutto nell’affrontare l’idea di una nuova relazione. Indubbiamente non sapeva valorizzare la sua immagine, era molto semplice, i capelli arruffati e un vestitino lungo di cotone, tipo quelli che le donne usano per stare in casa, completavano il quadro.
Avevano già parlato parecchie volte assieme, il fatto di avere figli coetanei era il loro argomento preferito, ogni tanto però la donna lasciava cadere una velata allusione sessuale su qualche argomento, ma sempre con tono e sguardo malinconici, come se fosse più un ricordo di un passato remoto piuttosto che una provocazione vera e propria.
Lui, geneticamente stronzo qual’è, decise di far uscire allo scoperto le intenzioni della donna, male che fosse andata le avrebbe sconvolto almeno il pomeriggio: iniziò a pensare a cose molto hard, cosa che gli riusciva facile, vista la vita libertina che conduceva con la moglie, tanto da provocarsi una potente erezione che, evidenziata dai pantaloni da lavoro, non sfuggì assolutamente allo sguardo della donna, che, fattasi più audace e contando sul fatto che dormisse profondamente, si avvicinò al giaciglio dell’uomo, fino a ritrovarsi in piedi a qualche metro da lui, inequivocabilmente ad ammirare il rigonfiamento nei pantaloni del cuoco
Era venuto il momento di alzare la posta: mugugnando come in preda ad un sogno, l’uomo iniziò a strofinare il suo membro attraverso i pantaloni, con movimenti lenti e circolari, cercando, se possibile, di evidenziarne ancor di più la forma.
La donna era ormai in preda a sensazioni che non provava da tempo, la vista di quel membro eretto a pochi passi da lei, mista alla consapevolezza di non poterlo toccare la stavano logorando: mise una mano sotto il vestitino infilandola in mezzo alle gambe, mentre con l’altra andava a massaggiare il suo seno sinistro: alla fine si si stava palesemente masturbando davanti al suo cuoco apparentemente dormiente.
L’uomo, in controllo totale del gioco, decide che era venuto il momento di scoprire le carte: attese ancora qualche minuto, e proprio mentre la donna stava raggiungendo l’apice del suo piacere, nel silenzio totale e ancora con gli occhi chiusi disse:” devo essere veramente un bello spettacolo quando dormo, è mezz’ora che me lo fissi, a questo punto vieni a vederlo dal vivo”.
Lei si irrigidì immediatamente diventando paonazza per l’imbarazzo, balbettava parole sconnesse, avrebbe voluto fuggire via ma le gambe erano bloccate: in quel momento ogni pensiero che attraversava la sua testa era dedicato a come uscire da quella situazione scabrosa.
Fu lui che, si alzò, le prese la mano, infilandosela nei boxer, quindi si sdraiò di nuovo, stavolta liberando il membro dai pantaloni, il quale, turgido e svettante aspettava la mossa della donna, lei era in ginocchio, immobile, come in trance con quel membro durissimo in mano
“Non fai nulla? Lo guardavi con ingordigia prima, avanti, è tutto tuo, fammi vedere quanto lo desideri”, la donna rimaneva ferma, non sapendo assolutamente come comportarsi, era chiaro che era stata scoperta e se la cosa fosse arrivata ai suoi genitori anziani sarebbe stata una tragedia: di contro aveva finalmente tra le mani ciò che desiderava da anni, un cazzo duro tutto per lei; cosa doveva fare?
Fu ancora lui che, interrompendo quella situazione di stallo, iniziò a muovere la mano di lei su e giù attorno all’asta del suo pene, con movimenti lenti e circolatori, poi dopo qualche minuto le lasciò la mano, facendola proseguire da sola.
Preso coraggio la donna iniziò una lenta sega, non staccando un secondo gli occhi dal membro, anzi avvicinandosi ancora di più, come per ammirarlo meglio.
“Da questo momento sei cosa mia, non puoi negarmi nulla, lo sai vero?: avrai la possibilità di godere del mio cazzo, ma solo quando vorrò io e nelle maniere che deciderò”, proseguì “non potrai mai averlo nella vagina, quello è solo per mia moglie, per il resto sarà per te un esperienza nuova e intensa ogni volta: ho capito che sei una succube e ti piace esserlo, quindi così da succube sarai trattata”.
La donna annuì con il capo, del resto era ciò che aveva sempre sognato, un uomo che la trattasse in maniera dura, rude, ma le garantisse di raggiungere il piacere; cosa che raramente era riuscita a fare con i due uomini precedenti.
Lui le cinse la nuca e avvicinò il suo viso alla punta del membro, docilmente lei aprì la bocca, iniziando un goffo tentativo di fellazio: non aveva mai fatto pompini, i suoi mariti erano persone semplici, tradizionalisti, ma ci pensò lui: prendendogli i capelli tra le mani gli dava il ritmo, mentre gli suggeriva come operare al meglio, quando capì che la donna stava acquistando sicurezza e padronanza, la lasciò fare, cominciando a godere dell’ottimo lavoro che obiettivamente stava facendo
Risucchi lenti e profondi, ampie leccate della cappella e dei testicoli, pompate veloci, infine ovviamente con la spinta di lui, se lo infilò più volte in gola, fino a farsi venire i conati; per poi ricominciare da capo.
Capendo che, con un lavoro simile non sarebbe durato ancora a lungo, la fece smettere, si alzò, gli disse di appoggiarsi ad uno scaffale, gli alzò il vestito sopra la testa; scoprendo tra l’altro che la signora non portava le mutande, quindi gli infilò lentamente un dito del culo.
Lei sussultò per il dolore, lui iniziò a pomparle l’ano con il dito, al quale se ne aggiunse a breve il secondo e dopo qualche minuto il terzo: la donna era passata dal dolore ad una sensazione nuova, un piacere torbido e mai provato, usare una parte del corpo considerata proibita dalla sua educazione vecchio stampo.
Era venuto il momento di sciogliere l’ultimo indugio: tolte le dita infilò rapidamente il membro, fino ai testicoli facendola urlare di dolore, poi iniziò a cavalcarla intensamente, pompando con decisione, incurante di qualche goccia di sangue che usciva dal buco ormai violato: lei gridava, ormai in preda al piacere, un piacere mai provato prima, fino a raggiungere quello che, forse, era il primo orgasmo della sua vita: sicuramente il primo anale.
Quando si accorse che era arrivato sul punto di eiaculare, sfilò il pene, leggermente sporco e , fattala inginocchiare lo infilò ancora nella sua bocca esplodendo in una schizzata abbondante, in parte ingoiata dalla donna, in parte finita sul viso e sui capelli della stessa: lui, con la punta del pene raccolse infine le gocce rimaste sulle guance e sulle labbra della donna, facendogli bere ogni goccia del suo seme, perché nulla andasse sprecato
Infine, la accompagnò nel bagno degli spogliatoi dove la adagio' nella doccia: un copioso flusso di urina, lavò la faccia e il seno della donna, venendo inoltre abbondantemente bevuto dalla stessa, ormai incapace di sottrarsi ai voleri dell’uomo
“Da oggi inizia il tuo percorso per diventare una donna devota al cazzo e al piacere, io credo che tu non abbia mai goduto in vita tua come oggi, nonostante la sodomia e le umiliazioni: se vuoi chiuderla qui, per me va bene, sarà come non fosse successo nulla, altrimenti da oggi sarai a mia totale disposizione, nei miei tempi e nei miei modi. Cosa decidi?”
La donna non disse nulla abbozzò un timido
sorriso, si inginocchiò davanti a lui e, con totale devozione e gratitudine leccò i piedi a quell’uomo, il primo, l’unico in realtà, che era
riuscito comprendere la sua vera natura.
Premessa: i miei racconti sono tutti di fantasia, ma frutto di uno spunto, di un episodio della vita reale che ha ispirato la vena creativa.
Quel giorno si sentiva inquieto, un pò il caldo afoso e un pò una strana sensazione, come di essere spiato, che non gli permetteva di addormentarsi.
Aprì gli occhi all’improvviso, notando come un ombra che si allontanò velocemente: sul momento non prestò particolare attenzione alla cosa, immaginando che fosse il lavapiatti che, finito il lavoro, stava andando a casa.
Il giorno dopo però, la sensazione di essere osservato era tornata prepotente in lui, decise quindi di scoprire chi fosse lo spione misterioso: fingendo un sonno profondo, ma in realtà stando con un occhio socchiuso, ben nascosto dal braccio appoggiato in fronte, inoltre la posizione supina gli permetteva di osservare ed essere osservato senza problemi.
Passati dieci minuti avvertì una presenza, con la fessura dell’occhio scoprì l’identità del misterioso guardone: ma, quello che pensava fosse il suo aiuto cuoco omosessuale, in realtà era la figlia cinquantenne del suo titolare, che lo guardava da un angolo dietro alla porta, quasi rapita dall’immagine di quell’uomo addormentato.
Una donna in carne, non particolarmente bella, con due matrimoni falliti alle spalle, due figli e tanti problemi, soprattutto nell’affrontare l’idea di una nuova relazione. Indubbiamente non sapeva valorizzare la sua immagine, era molto semplice, i capelli arruffati e un vestitino lungo di cotone, tipo quelli che le donne usano per stare in casa, completavano il quadro.
Avevano già parlato parecchie volte assieme, il fatto di avere figli coetanei era il loro argomento preferito, ogni tanto però la donna lasciava cadere una velata allusione sessuale su qualche argomento, ma sempre con tono e sguardo malinconici, come se fosse più un ricordo di un passato remoto piuttosto che una provocazione vera e propria.
Lui, geneticamente stronzo qual’è, decise di far uscire allo scoperto le intenzioni della donna, male che fosse andata le avrebbe sconvolto almeno il pomeriggio: iniziò a pensare a cose molto hard, cosa che gli riusciva facile, vista la vita libertina che conduceva con la moglie, tanto da provocarsi una potente erezione che, evidenziata dai pantaloni da lavoro, non sfuggì assolutamente allo sguardo della donna, che, fattasi più audace e contando sul fatto che dormisse profondamente, si avvicinò al giaciglio dell’uomo, fino a ritrovarsi in piedi a qualche metro da lui, inequivocabilmente ad ammirare il rigonfiamento nei pantaloni del cuoco
Era venuto il momento di alzare la posta: mugugnando come in preda ad un sogno, l’uomo iniziò a strofinare il suo membro attraverso i pantaloni, con movimenti lenti e circolari, cercando, se possibile, di evidenziarne ancor di più la forma.
La donna era ormai in preda a sensazioni che non provava da tempo, la vista di quel membro eretto a pochi passi da lei, mista alla consapevolezza di non poterlo toccare la stavano logorando: mise una mano sotto il vestitino infilandola in mezzo alle gambe, mentre con l’altra andava a massaggiare il suo seno sinistro: alla fine si si stava palesemente masturbando davanti al suo cuoco apparentemente dormiente.
L’uomo, in controllo totale del gioco, decide che era venuto il momento di scoprire le carte: attese ancora qualche minuto, e proprio mentre la donna stava raggiungendo l’apice del suo piacere, nel silenzio totale e ancora con gli occhi chiusi disse:” devo essere veramente un bello spettacolo quando dormo, è mezz’ora che me lo fissi, a questo punto vieni a vederlo dal vivo”.
Lei si irrigidì immediatamente diventando paonazza per l’imbarazzo, balbettava parole sconnesse, avrebbe voluto fuggire via ma le gambe erano bloccate: in quel momento ogni pensiero che attraversava la sua testa era dedicato a come uscire da quella situazione scabrosa.
Fu lui che, si alzò, le prese la mano, infilandosela nei boxer, quindi si sdraiò di nuovo, stavolta liberando il membro dai pantaloni, il quale, turgido e svettante aspettava la mossa della donna, lei era in ginocchio, immobile, come in trance con quel membro durissimo in mano
“Non fai nulla? Lo guardavi con ingordigia prima, avanti, è tutto tuo, fammi vedere quanto lo desideri”, la donna rimaneva ferma, non sapendo assolutamente come comportarsi, era chiaro che era stata scoperta e se la cosa fosse arrivata ai suoi genitori anziani sarebbe stata una tragedia: di contro aveva finalmente tra le mani ciò che desiderava da anni, un cazzo duro tutto per lei; cosa doveva fare?
Fu ancora lui che, interrompendo quella situazione di stallo, iniziò a muovere la mano di lei su e giù attorno all’asta del suo pene, con movimenti lenti e circolatori, poi dopo qualche minuto le lasciò la mano, facendola proseguire da sola.
Preso coraggio la donna iniziò una lenta sega, non staccando un secondo gli occhi dal membro, anzi avvicinandosi ancora di più, come per ammirarlo meglio.
“Da questo momento sei cosa mia, non puoi negarmi nulla, lo sai vero?: avrai la possibilità di godere del mio cazzo, ma solo quando vorrò io e nelle maniere che deciderò”, proseguì “non potrai mai averlo nella vagina, quello è solo per mia moglie, per il resto sarà per te un esperienza nuova e intensa ogni volta: ho capito che sei una succube e ti piace esserlo, quindi così da succube sarai trattata”.
La donna annuì con il capo, del resto era ciò che aveva sempre sognato, un uomo che la trattasse in maniera dura, rude, ma le garantisse di raggiungere il piacere; cosa che raramente era riuscita a fare con i due uomini precedenti.
Lui le cinse la nuca e avvicinò il suo viso alla punta del membro, docilmente lei aprì la bocca, iniziando un goffo tentativo di fellazio: non aveva mai fatto pompini, i suoi mariti erano persone semplici, tradizionalisti, ma ci pensò lui: prendendogli i capelli tra le mani gli dava il ritmo, mentre gli suggeriva come operare al meglio, quando capì che la donna stava acquistando sicurezza e padronanza, la lasciò fare, cominciando a godere dell’ottimo lavoro che obiettivamente stava facendo
Risucchi lenti e profondi, ampie leccate della cappella e dei testicoli, pompate veloci, infine ovviamente con la spinta di lui, se lo infilò più volte in gola, fino a farsi venire i conati; per poi ricominciare da capo.
Capendo che, con un lavoro simile non sarebbe durato ancora a lungo, la fece smettere, si alzò, gli disse di appoggiarsi ad uno scaffale, gli alzò il vestito sopra la testa; scoprendo tra l’altro che la signora non portava le mutande, quindi gli infilò lentamente un dito del culo.
Lei sussultò per il dolore, lui iniziò a pomparle l’ano con il dito, al quale se ne aggiunse a breve il secondo e dopo qualche minuto il terzo: la donna era passata dal dolore ad una sensazione nuova, un piacere torbido e mai provato, usare una parte del corpo considerata proibita dalla sua educazione vecchio stampo.
Era venuto il momento di sciogliere l’ultimo indugio: tolte le dita infilò rapidamente il membro, fino ai testicoli facendola urlare di dolore, poi iniziò a cavalcarla intensamente, pompando con decisione, incurante di qualche goccia di sangue che usciva dal buco ormai violato: lei gridava, ormai in preda al piacere, un piacere mai provato prima, fino a raggiungere quello che, forse, era il primo orgasmo della sua vita: sicuramente il primo anale.
Quando si accorse che era arrivato sul punto di eiaculare, sfilò il pene, leggermente sporco e , fattala inginocchiare lo infilò ancora nella sua bocca esplodendo in una schizzata abbondante, in parte ingoiata dalla donna, in parte finita sul viso e sui capelli della stessa: lui, con la punta del pene raccolse infine le gocce rimaste sulle guance e sulle labbra della donna, facendogli bere ogni goccia del suo seme, perché nulla andasse sprecato
Infine, la accompagnò nel bagno degli spogliatoi dove la adagio' nella doccia: un copioso flusso di urina, lavò la faccia e il seno della donna, venendo inoltre abbondantemente bevuto dalla stessa, ormai incapace di sottrarsi ai voleri dell’uomo
“Da oggi inizia il tuo percorso per diventare una donna devota al cazzo e al piacere, io credo che tu non abbia mai goduto in vita tua come oggi, nonostante la sodomia e le umiliazioni: se vuoi chiuderla qui, per me va bene, sarà come non fosse successo nulla, altrimenti da oggi sarai a mia totale disposizione, nei miei tempi e nei miei modi. Cosa decidi?”
La donna non disse nulla abbozzò un timido
sorriso, si inginocchiò davanti a lui e, con totale devozione e gratitudine leccò i piedi a quell’uomo, il primo, l’unico in realtà, che era
riuscito comprendere la sua vera natura.
Premessa: i miei racconti sono tutti di fantasia, ma frutto di uno spunto, di un episodio della vita reale che ha ispirato la vena creativa.
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