Il servizio fotografico

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confessioni

IL SERVIZIO FOTOGRAFICO
Quando arrivammo davanti allo studio fotografico avevo ancora molti dubbi.
"Non si preoccupi Avvocato, è un professionista serissimo, qualche foto classica, elegante, mezz'ora, non di più...", mi aveva detto il direttore di "Oggi".
"Io comunque ti accompagno, non mi fido di questi pseudo artisti. Non ti perderò un attimo, stai tranquilla", mi disse Giorgio deciso e rassicurante.
Entrammo. Tutto era terribilmente alla moda. Ambienti luminosi, arredamento lussuoso.
"No guardi, assolutamente no. Il maestro nel suo studio non ammette estranei, solo lui e il soggetto" disse in tono garbato ma che non ammetteva repliche una segretaria tanto bella quanto arcigna.
"Lei si accomodi pure dove vuole. Guardi c'è una sala d'attesa molto confortevole".
Venni introdotta nello studio del Maestro.
Mi aspettavo una persona di una certa età, un po' bizzarra...e invece mi trovai di fronte un giovane dai capelli lunghi e spettinati. Aria svagata, maglioncino sgualcito e atteggiamento un po' da figlio dei fiori anni 70. Senza nemmeno guardarmi mi disse di spogliarmi e mettermi in fondo alla stanza.
"Credo che lei mi stia confondendo con qualcun altro. Arrivederci", dissi in tono freddo e risentito e feci per andarmene. Per la prima volta mi guardò in faccia e si scuso' sorridendo. "Mi perdoni, devo aver confuso cliente. Spesso sono distratto... Lei è l'Avvocato Cusimano...ho sentito parlare di lei, sa..."
Mi spiegò gentilmente dove mettermi e le pose da assumere.
Mi sentivo terribilmente a disagio. Ero rigida e insofferente.
Appena lui si avvicinava per indicarmi la posizione mi ritraevo infastidita.
"Guardi avvocato, se non vuole farlo questo servizio possiamo interrompere qui. Non è un problema, mi creda".
Cercai di darmi una calmata. Lui mi guardò negli occhi, per qualche secondo, in silenzio. "Noi dobbiamo restituire la vera lei, e non creare un personaggio. Lei è già un personaggio, e noi dobbiamo fotografare Susanna invece." E cominciò a farmi qualche domanda su cose assolutamente prive di importanza. Ci sedemmo su un divano e continuammo a parlare. "Bene avvocato, - mi disse alzandosi e tendendomi la mano - ora venga con me". Gli diedi la mano e mi lascia condurre nella stanza attigua dove c'era una sorta di enorme camera da letto. Apri' un guardaroba gigantesco e cominciò a prendere qualche vestito. "Ecco, adesso l'avvocato Cusimano esce di scena ed entra Susanna, che indossa i suoi abiti"
Riempì il grande letto di abiti bellissimi e mi disse di indossare quelli che mi piacevano di più. "Quando hai scelto, indossali e vieni di là", mi disse andando via. Ero sollevata e tranquilla. Scelsi un completino elegante ma sportivo, mi guardai allo specchio e andai. Mi guardò perplesso. "Non vedo la vera Susanna" mi disse dubbioso. Tornammo a scegliere altri abiti. "I colori sono importanti avvocato, fondamentali." Prese un maglioncino e me lo mise davanti. "Questo", disse sicuro. "Indossalo". Mi sbottonai la camicetta e feci per indossare il maglioncino ma lui con delicatezza mi bloccò il braccio. "Questo è un maglioncino aderente, che deve diventare come una seconda pelle", mi disse facendo scorrere la sua mano sul mio braccio fino alla spallina del reggiseno. "Questo lo dobbiamo togliere", mi disse mentre abbassava la spallina. Io aprii la bocca per dire qualcosa ma lui con il suo indice mi permette le labbra. Tenne il suo dito fermo per qualche secondo. Poi cominciò a passarlo delicatamente sulle labbra. Si fermò un attimo. Premette col dito tra le labbra e introdusse leggermente il dito dentro. Un attimo, e poi riprese ad accarezzarmi le labbra. Lentamente il dito finì sullo spacco del reggiseno. Mi fece girare e con un rapido movimento me lo sfilò.
Rimanemmo fermi per qualche interminabile istante. Non sapevo cosa fare. Ero combattuta. Il mio cuore batteva all'impazzata. Poi mi girai, le mani sui seni. "Mettiamo questo maglioncino", mi disse prendendomi le mani e consegnandomi il maglioncino. Mentre lo indossavo prese un jeans e me lo mostro'. "Questo", mi disse sbottonando i pantaloni beige che avevo indossato. I pantaloni finirono a terra. Me li tolsi. Presi i jeans e feci per metterli. "Sono attillati...", mi disse scuotendo leggermente la testa. Mi fermai. Lo guardai e, non so perché, gli presi la mano e la avvicinai ai miei slip. Mi girai. Lui me li sfilò. Rimasi ferma per qualche secondo. Mi girai senza coprirmi. Lui mi accarezzò i fianchi, mi accarezzò i peli tra le gambe, e con un dito premette per entrare stimolando il clitoride. Lo fece per qualche secondo, poi avvicinò la testa e mi baciò allargando la mia fica già umida con le mani. Sentii la sua lingua assaggiare tutti i miei umori. All'improvviso si alzò, mi guardò negli occhi e mi disse: "Benvenuta Susy". Mi fece indossare i jeans e andammo a fare le foto.
Impiegammo dieci minuti. Veniva davanti a me per inclinarmi la testa e mi baciava il collo e la bocca. Andava dietro di me per farmi mettere braccia e corpo in posizione e tornava a baciarmi dietro le orecchie, mentre con le mani mi accarezzava le labbra.
Mi divertii tantissimo, e ogni volta che si avvicinava era un brivido di piacere.
"Vieni", mi disse tendendomi la mano, e mi spinse in camera. "Ora puoi tornare a essere l'avvocato Cusimano, - mi disse spogliandomi - ma fin quando i suoi abiti saranno su quell' attaccapanni tu continuerai ad essere Susy", e così dicendo prese ad accarezzarmi i seni, a baciarmi sulla bocca, appassionatamente, a mordermi le orecchie, a sussurrarmi parole irripetibili. Mi ritrovai sul letto. Lui era ai miei piedi, inginocchiato, mi allargava le gambe e mi baciava la fica. Leccava il clitoride gonfio mentre io mi dimenavo per il piacere. Insisteva, insisteva fin quando venni mugolando di piacere.
Lo volevo. Lo spogliai ferocemente, lo feci stendere sul letto e gli presi l'uccello in bocca quasi selvaggiamente, avida di assaporarlo. Lo lavorai a lungo baciandolo e succhiandolo, e quando fu duro come il bronzo ci balzai sopra e me lo infilai nella fica. Lo cavalcai assatanata, ancheggiando di piacere. Lui mi tormentava i seni e i capezzoli. Venni di nuovo, godendo e urlando. Volevo divorarlo. Gli dissi di venirmi in bocca. Mi inginocchiai davanti a lui e attesi con la bocca spalancata il suo sperma. Arrivò. Caldo, liquido, profumato. Lo raccolsi tutto con la lingua, gustandolo goccia a goccia. Raccolsi con voracità lo sperma caduto sui seni e mi leccai le dita deliziata.
Lo presi in bocca per succhiarlo fino alla fine. Solo quando si afflosciò lo lasciai andare.
"Ce ne avete messo del tempo, eh?"
"Guarda, tesoro, mai più. Questa è la prima e ultima volta. Uno strazio, credimi..."
scritto il
2025-04-05
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