La bufera di neve

di
genere
gay

Eravamo ancora in settembre e fino al giorno prima il sole splendeva ancora, anche se l'aria di alta montagna era già fresca. La sera prima del nostro ultimo giorno decidemmo con mia moglie che ci saremmo svegliati di prima mattina, avremmo fatto colazione e i bagagli, checkout, caricata l'auto e poi saremmo saliti in quota per un'ultima camminata con nostro figlio. E così facemmo, incautamente, senza aver buttato un occhio alle previsioni meteo e nonostante il cielo fosse già coperto di nubi di prima mattina.

Arrivati ormai quasi a 3/4 della salita la temperatura si abbassò ulteriormente e iniziarono i primi fiocchi di neve. Proposi di tornare subito a valle, ma il bambino era stanco e mia moglie era già in quello stato in cui, agitata, straparla e non ragiona e propose di continuare fino in cima dove ci saremmo potuti rifocillare e scaldare al rifugio in attesa che smettesse, che tanto era settembre e le previsioni dei giorni scorsi non davano neve. Quale errore!

Quando arrivammo al rifugio ormai la neve cadeva copiosa e aveva già attaccato facilmente. Immaginate lo sconforto quando realizzammo che il rifugio era chiuso per fine stagione dal giorno prima! Per fortuna da lì saremmo potuti scendere più facilmente lungo la strada carrabile, cosa che iniziammo a fare nonostante mio figlio piagnucolasse di non farcela più. Così ci alternammo io e mia moglie a prenderlo in braccio, camminando sempre più a fatica mentre la neve saliva, il vento sferzava e non si vedeva quasi più nulla.

Dopo un'altra mezz'ora buona di cammino intravediamo fra la bufera una casetta abbastanza piccola, di pietra, ma chiaramente abitata visto il fumo che usciva dal caminetto. Senza indugi bussiamo alla porta in cerca di rifugio. Poco dopo la porta si spalanca e ci si para davanti un omone barbuto, dal fisico corpulento, vestito con un paio di jeans che hanno visto tempi migliori e una pesante camicia di flanella a scacchi, dal cui collo esce una folta peluria nera. Lo avevamo già intravisto gli anni precedenti su al rifugio, dove si fermava a pranzo e parlava con il gestore.

Mia moglie attaccò subito con il suo solito cipiglio aggressivo: "grazie al cielo, fortuna che c'è lei, stiamo congelando e non ce la faremmo mai a tornare a valle a piedi. Un passaggio, per favore". L'omone la squadra senza alcun cenno di espressione facciale, poi si scosta per farci entrare: "toglietevi le scarpe entrando, non possiedo nessuna auto e se provate a scendere vi troveranno assiderati i lupi". "Ma cosa dice, così spaventa il bambino!" dice indispetta mia moglie, al quale quello risponde serafico "Così capisce che deve temere genitori idioti!" Mentre mia moglie resta sbigottita a bocca aperta, non riesco a trattenere la mia risata, alla quale si unisce subito mio figlio e che suscita nell'omone un cenno di sorriso.

Passammo tutto il pomeriggio nella stanza della casetta dove eravamo entrati, che faceva da cucina e aveva un tavolo e un bel divano. L'omone si rivelò esser il classico montanaro burbero e di pochissime parole, ma ci offrì una cioccolata calda che mio figlio apprezzò moltissimo. Nel pomeriggio l'omone uscì nella tormenta a fare non so che, intimandoci di stare in casa. Quando mia moglie chiese se poteva andare in bagno quello rispose: "è pieno di cespugli là fuori", il che ci fece capire che la casetta non aveva alcun servizio igenico!

Per cena l'omone ci preparò un'ottima zuppa di castagne e funghi, bella calda e subito dopo ci disse che in montagna si va a dormire presto. "Tu e il bambino potete sistemarvi sul divano" disse a mia moglie, aprendo un armadio e buttando sul divano qualche coperta. "Copritevi bene, perchè quando la stufa si spegnerà verrà freddo qua". "Tu vieni con me" disse rivolto a me, attraversando poi per la prima volta l'unica porta che dava sulla stanza, oltre a quella di entrata.

Lo seguii in una stanza ancora più piccola, con un armadio di legno antico, una piccola finestrella chiusa con gli scuri e un letto, anch'esso di legno, con sopra un bello strato di coperte pesanti. Il letto era poco più che un letto singolo, diciamo a una piazza e mezzo, ma era evidente che l'omone l'avrebbe occupato tutto con il suo corpo. Sotto alla finestra si trovava un grosso vaso, vuoto.

L'omone mi disse di chiudere la porta, si voltò verso di me e guardandomi in faccia iniziò velocemente a spogliarsi, mentre io ancora mi stavao chiedendo dove avrei dormito. Slacciati i bottoni, si tolse la pesante camicia di flanella, mostrando un possente petto nudo, con un discreto rigonfiamento come pancia, ma bella tesa. L'intero busto era ricoperto di una folta peluria nera, che in parte vidi poi coprire anche le spalle e la schiena. Poi, continando a guardarmi negli occhi mentre io ero perso a guardare il suo corpo, si slacciò la cinghia dei pantaloni, abbassò la lampo velocemente, aprì l'ultimo bottone e si abbassò i jeans. Con mia grande sorpresa non indossava le mutande e fra le gambe erano ben visibili un paio di grosse palle pelose con sopra adagiate un cazzo moscio, tozzo, abbastanza corto ma apparentemente bello largo.

Rendendomi conto di quello che stavo facendo, alzai subito lo sguardo distogliendolo dal pacco. Quello non fece una piega e mi disse "spogliati, su, che altrimenti prendo freddo". Poi afferrò il vaso e iniziò a pisciarci dentro, davanti a me. "Puoi pisciare qui se hai bisogno questa notte. Poi lo svuoti dalla finestra" e così fece una volta che sentii finire la lunga pisciata. Per non guardarlo, io intanto mi ero voltato e spogliato dei vestiti, con l'eccezione degli slip e della maglietta della salute. Quando mi volto lui sta mettendosi a letto dopo aver aperto le coperte. Si volta e mi ordina "togli anche quelli, ci faremo caldo a vicenda". Apro bocca, per la prima volta da quando sono entrato nella stanza: "dobbiamo dormire assieme in quel letto piccolo?" "Puoi sempre morire di freddo sul pavimento!" risponde aggiungendo una sonora risata. Poi il suo viso si allarga in un sorriso più bonario e mi dice "dai, non mordo, e poi sono sempre solo quassù". Non capisco il senso della frase, o forse la nascondo a me stesso, ma finisco di spogliarmi completamente e, coprendomi il pacco con le mani, mi avvicino al letto.

Prima di proseguire, è meglio che sappiate qualcosa sulla mia vita sessuale, a dire il vero un poco scarna. Ho conosciuto mia moglie sui banchi del liceo e ci siamo messo assieme a 15 anni. A parte una paio di periodi in cui ci siamo separati e in cui io non ho avuto altre storie, sono sempre stato con lei e a lei fedele, a parte una brevissimma storia di un paio di notti un'estate al mare con una vicina di ombrellone. Qualche volta, in palestra o guardando un porno, mi è capitato di apprezzare ed eccitarmi davanti al corpo di un maschione, specie se grosso e poco curato. Tuttavia, prima di quel giorno, non avevo nemmeno mai preso in considerazione l'idea di poter anche solo dormire nudo con un altro maschio.

Quando raggiunsi il letto, con il cazzetto reso minuscolo dall'imbarazzo, l'omone si scostò un poco, lasciandomi uno spazietto in cui mettermi. Io mi ci adagiai alla bene e meglio, di fatto quasi fra le sue braccia, dandogli la schiena e rannicchiandomi su un fianco. Lui fece aderire subito il suo petto bollente alla mia schiena, le sue gambe alle mie e il suo pacco moscio al mio sedere, tirandomi facilmente ancora più a se. Poi richuse le coperte, gelide, su di noi e spense la luce, facendoci piombare nel buio più totale.

Quasi subito e senza dire nulla, se non uno "shhh" più volte sussurrato per farmi star tranquillo, iniziò a passare la sua lingua sul mio collo e a prendermi il lobo dell'orecchio in bocca, mentre le sue mani presero di mira i miei capezzoli, alternando carezze, sollecitazioni e piccole strizzate dolorose. Quando provai ad aprire bocca per dire qualcosa mi ficcò uno dei suoi ditoni dentro e mi sussurrò di succhiarglielo. Iniziai a farlo, prima poco convinto, poi sempre più eccitato dal suo dito, la mano che mi lavorara un capezzolo e la sua lingua che mi penetrava l'orecchio. Nel frattempo il mio cazzo si era svegliato e svettava duro contro il lenzuolo, mentre il suo, anch'esso duro, mi allargava leggermente le chiappe, senza penetrare in profondità.

"Segati" mi sussurrò, mentre mi portava con la sua la mia mano destra al mio cazzo. "E non sborrare nelle lenzuola" intimò. Ormai ubbidiente, iniziai a segarmi con perizia, come solo la propria mano può fare, godendo delle attenzioni dell'omone e del suo corpo caldo che mi avvolgeva. Ormai a metà strada del mio piacere, quello mi tolse il dito ormai bagnato dalla bocca, lo sentii sputarci sopra e prima ancora che capissi cosa voleva farne lo sentii passare più volte sul mio buchetto, lubrificandolo.

Cazzo, era la prima volta che il mio buchetto riceveva attenzioni e la cosa mi fece subito arrapare. Quando iniziò dolcemente a infilarmelo, piano, tirandolo fuori e sputandoci sopra varie volte, capii di essere sul punto di venire e, forse a voce troppo alta, dissi "il lenzuolo, vengo!". "Shhh", fece lui, "tua moglie" e nel frattempo mi afferrò la mano con la sua e, nonostante la mia futile resistenza, l'allontanò dal mio membro. "No, no, perchè?" lo implorai, ma lui disse solamente "aspetta.." mentre con perizia mi aprì meglio le chiappe, si allineò per bene e mi penetrò da dietro, con me ancora sul fianco.

Inutile negare, la prima sensazione fu di dolore e contribuì ad allontanare subito la sborrata. "Esci, ti prego", "shhh!". Dopo poco comunque uscì, mi lubrificò nuovamente con la sua saliva e me lo reinfilò, tenendomi poi stretto a lui senza muoversi. Questa volta la sensazione non era più di dolore, quanto di pienezza. Passarono diversi minuti, o almeno a me sembrarono tali, prima che iniziasse a muoversi, lentamente, dolcemente dentro di me, riprendendo ad accarezzarmi e stuzzicarmi i capezzoli mentre lo faceva.

Nonostante stessi provando sensazioni mai provate prima, sentivo l'urgenza di pisciare e temevo di non trattenermi. "Fermati, devo pisciare" sussurrai. "Shh, non è vero" disse lui fra i gemiti mentre continuava a penetrarmi, sempre molto lentamente per non far scricchiolare il letto. Il mio cazzetto, nel frattempo, era diventato completamente moscio, nonostante non potessi che descrivere quello che provavo come piacere. Quando riprovai a portarmi la mano al pisello, subito l'omone mi afferrò il polso dicendomi "no!". Poco dopo lo sentii ansimare e poi trattenere il fiato, mentre mi assestò una sequenza di cinque-sei colpi violenti facendo addirittura muovere il letto sul pavimento, con un rumore come di unghie sulla lavagna. Poi si immobilizzò, ancora con il cazzo duro dentro di me, e sentii che aveva il fiatone. Capii che era venuto e realizzai con orrore che era venuto dentro di me, senza preservativo.

"Dormi, ora" mi sussurrò dolcemente nell'orecchio, mentre sentivo il suo petto caldo e ora bagnato di sudore di nuovo sulla mia schiena, e il cicolio della porta della casetta che si apriva. Mia moglie stava evidentemente uscendo o rientrando per pisciare. Mi chiesi se fosse stata svegliata dal rumore del letto al momento della venuta o se fosse ancora sveglia prima e se avesse realizzato cosa stesse succedendo in camera. Il pensiero avrebbe dovuto terrorizzarmi, ma in verità ero stranamente rilassato e soddisfatto, nonostante avessi ancora le palle piene, e scivolai lentamente in un sonno ristoratore.
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2022-01-13
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