Dipinta sulla tua pelle

di
genere
sentimentali


Lo conosceva da anni, Ivan, ma in tutti quegli anni Monica per lui era stata nient'altro che una presenza fugace e silenziosa.
Si conoscevano dagli anni dell'adolescenza perché entrambi frequentavano lo stesso liceo.
Lui , un uomo schivo e solitario. Lei, sufficientemente timida per passargli accanto, incrociandolo lungo le vie della loro città, e proseguire oltre come se entrambi fossero aria l'uno per l'altra.
Un giorno di fine ottobre, scorrendo le numerose mail, Monica s'imbattè in una inviatale da lui. "E che vuole, questo?", pensò stupita tra sè e sè. Ivan le proponeva la collaborazione ad un progetto artistico. Cercava una modella che posasse per lui.
Sì, perchè lui dipingeva. Questo Monica non lo sapeva. Chi l'avrebbe mai detto?! Ebbene sì. Quell'uomo, dal volto serio e dallo sguardo impenetrabile, di nascosto dal mondo dipingeva i colori di un'anima, la sua, febbrilmente viva, appassionata e sensibile.
Fu così che cominciarono a parlarsi, a conoscersi, a raccontarsi nel corso di quella che diventò successivamente una lunga corrispondenza. Lunghe email , telefonate, messaggi a cui i due giovani non sapevano rinunciare. Era come un contatto quotidiano pelle contro pelle. Perchè sì, anche l'anima, a pensarci, ha una pelle.
Monica con Ivan si sentiva come un fiume tumultuoso che scorre con l'intima necessità di perdersi nella vastità del mare. Aveva bisogno che la sua essenza si mescolasse a quella di quel giovane uomo così imponente nel suo 190 di statura quanto delicato nei modi e nell'uso delle parole. Aveva continuamente bisogno di raccontarsi a lui, di ascoltare la sua voce, di sfiorare i suoi silenzi, lambire le sue pause.
Continuò tutto così per sempre? Ovviamente no. Un giorno, al termine di una delle loro lunghe telefonate quasi reciprocamente si dissero: "Ma quand'è che ci vediamo?".
Decisero per il martedì successivo al parco dei tre pini.
E il martedì arrivò. Ivan giunse al parco con ampio anticipo. Gli succedeva sempre così quando era ansioso . I pensieri frullavano velocissimi e per rallentarli doveva correre, andare più veloce di loro. La serata era fredda, di quelle che viene voglia di rintanarsi in casa a fare cose confortevoli, magari sorseggiando del buon rosso o ascoltando musica jazz.
"E invece sono qui!", pensava Ivan. "Cosa ci faccio qui, io che sto così bene da solo?? Cosa le dirò ora che la vedrò arrivare? Come mi comporterò? Non so più neanche come ci si comporta con una donna da quando quella stronza di Alessia mi ha mollato. Sembrerò un imbranato e dopo oggi non la sentirò più!.
Nel bel mezzo di questo delirio mentale arriva lei. Aveva un morbido cappotto marrone che le stringeva il vitino sottile, un'andatura elegante e leggera, lo sguardo tanto profondo quanto sfuggente, occhi di un verde scuro come le stesse foglie che le frusciavano sotto gli stivaletti.
"Cazzo, se sei bella!", pensò Ivan deglutendo il pò di saliva che gli rimaneva.
Si guardarono per un istante che sembrò durasse un secolo dopodiché con un sorriso Monica ruppe gli indugi e gli disse "Finalmente c'incontriamo! O forse dovrei dire - Ci rivediamo-?!".
Risero entrambi perché entrambi consapevoli che quella non era la prima volta che i loro corpi si avvicinavano ma quella era sicuramente la prima volta in cui gli stessi corpi si stavano riconoscendo.
Si sedettero su quella panchina che in quel momento, per quanto fredda e dura, per entrambi diventò il posto più comodo del mondo, e rimasero in silenzio. Si guardavano senza proferire parola. Sembrava come se tutte le parole si fossero esaurite nel corso del lungo periodo epistolare che aveva preceduto quell'incontro.
Era un silenzio strano, quello. Un silenzio denso, pieno. Un silenzio che confortava, infondeva calma ma nello stesso istante trasmetteva emozione.. Entrambi senza parlare, senza dirselo, e forse senza neppure riconoscerlo dentro se stessi, stavano desiderando un contatto.
Ivan non sapeva staccare lo sguardo dal volto di lei ed in particolare dalle sue labbra così carnose e perfettamente disegnate. Sembrava che quella bocca fosse un frutto succoso. Di colpo fu preso dall'arsura. Di colpo sentiva il bisogno insopprimibile di abbeverarsi a quella fonte di dolcezza e refrigerio. Il suo volto lentamente si avvicino al volto di lei e lei, inaspettatamente, fece altrettanto. Monica si avvicinò al volto di lui.
Le loro labbra si fermarono a pochi millimetri le une dalle altre. I loro respiri tremarono, i loro cuori accelerarono la loro corsa, il loro sangue divenne come lava di vulcano. Si baciarono. Le loro bocche si schiusero e le loro lingue mescolarono vogliosamente i loro sapori. Fu quello un bacio lunghissimo, insaziabile. Monica nel mentre sussurrò tra le labbra: "Quanto ti ho aspettato". Lui a mò di risposta le avvolse i fianchi con le braccia e la attirò a sè. Aveva bisogno di sentirla ancora, ancora di più. Aveva bisogno di capire cosa stesse accadendo e per capirlo doveva averne ancora, di quella donna, di quelle labbra, di quei seni che sembravano di colpo protendersi con più evidenza sotto il pulloverino.
Le aveva infatti sbottonato il cappotto per poterla stringere più agevolmente, per sentirla di più. Dopo diversi minuti di quello che agli occhi dei passanti sembrava un bacio degno dei più bei film romantici, Monica guardò Ivan con sguardo malizioso e gli sussurrò "Andiamo via di qui". Lui annuì. Aveva gli occhi in fiamme, il corpo arroventato e tra le gambe un'erezione durissima che gli rendeva quasi difficile il cammino.
I due giunsero nel parcheggio dove Monica aveva parcheggiato la sua auto. Ormai era buio e nel parcheggio non c'era più nessun'altra auto.
Monica con fare deciso aprì la portiera posteriore invitando Ivan a raggiungerla. Un istante dopo aver chiuso le portiere entrambi si stavano già spogliando. Era urgenza, la loro. Non volevano e non potevano più attendere un solo istante di più. Lei sentiva il perizoma di pizzo grondare ed i capezzoli le dolevano, costretti in un reggiseno che ormai non aveva più motivo di rimanere allacciato.
"Dio, quanto ti voglio", gli disse aiutandolo a sfilare i pantaloni. Gli infilò una mano nei boxer e finalmente toccò ciò che precedentemente aveva sentito nitidamente premere contro il suo bacino. "Dammelo", chiese con un sussurro. Lui si sfilò del tutto i boxer consentendole di agguantarlo tra le sue mani delicate. Poco dopo quelle stesse mani , strette alla base, lo direzionavano alla sua bocca. Fu quello il momento in cui Ivan sentì un brivido percorrerlo da capo a piedi . Cominciò a sciogliersi sempre più ammaliato dalla sua lingua ormai del tutto avvolta al suo membro in erezione.
Monica , dopo averglielo bagnato per intero di saliva calda, cominciò a leccarlo con passione. Ivan era totalmente nelle sue mani. Non sapeva opporsi a quel calore umido e avvolgente che lo faceva tremare e gli mozzava il fiato. Non ricordava di aver mai goduto in un modo così inebriante. Nel contempo Monica intervallava la suzione a momenti in cui fugacemente gli lanciava sguardi maliziosi e gioiosi. Stava bene, Monica. Sentire Ivan godere era come sentirlo muoversi dentro di lei. Era come se quell'uomo la penetrasse con ogni singola cellula da cui era composto. Si sentiva penetrata dal suo respiro ora appena percettibile ora affannoso, dal suo sguardo ebbro di piacere, dalla saliva dei suoi baci. Avrebbe continuato per ore a succhiargli quell'uccello stupendo ma lui al culmine del piacere inaspettatamente le fece cenno di smettere. Lei obbedì facendosi guidare dai suoi gesti che la spingevano con delicatezza in posizione supina.
Quello fu per Monica l'inzio dell'estasi. Dopo averle aperto le gambe, Ivan cominciò a baciarla dolcemente dalle caviglie fino all'inguine. Giunto in cima, esitando un istante, lui le sfiorò il clitoride con la lingua. La sua fica era liscia e stupendamente bagnata. Il suo sapore era delicato. Voleva sentirlo meglio, più profondamente. Ivan, delicatissimo sul clitoride, cercò di entrarle dentro con due dita. Monica gemette. Che bello sentirla godere! Che bello sentire che quella donna, precedentemente capace di farlo impazzire succhiandogli il cazzo, ora stesse godendo così sonoramente. Gemeva, si contorceva, sembrava quasi piangesse di gioia. Tutto ciò era per Ivan benzina che alimentava il suo desiderio.
Continuò così ancora per poco perché Monica , al culmine del piacere, ad un tratto gli intimò "Non farmi venire adesso, ti prego!". Ivan sorrise e rispose "Perché non dovrei? Poi continuiamo.". Lei per tutta risposta gli salì sopra. "Voglio che mi penetri adesso". Gli prese il cazzo tra le mani e se ne lasciò riempire. Lo fece entrare tutto fino in fondo. Era lungo, largo. Era un cazzo straordinario che lei stava stringendo nella sua fica. Cominciò a muoversi su di lui. Lo faceva lenta, inesorabile, sinuosa, poi più veloce, sempre più veloce, sempre più convulsamente. Scopavano gemendo, sorridendosi, baciandosi, adorandosi l'un l'altra.
"Continua, non fermarti", implorava Monica. Lui non si fermò ma, quando lei cambiò posizione dandogli la schiena e cominciando a cavalcarlo, la vista del suo culo stratosferico stravolse i suoi piani. "Monica, sto venendo". "Vieni nella mia bocca. Voglio berti". E fu così che accadde. Lui le venne in bocca copiosamente. Lei bevve tutto con gusto . "Sei meravigliosa, Monica. Ora vieni qui. Tocca a te". Le aprì di nuovo le lunghe gambe e lui, sfiorandole con movimenti circolari il clitoride, arrivo a stimolarle con un dito il punto G. Monica si abbandonò totalmente. Era al limite. Venne piangendo di gioia. Pianse tanto mentre lui l'abbracciava dolcemente. Pianse come se di colpo fosse diventata una bimba smarrita e bisognosa di protezione. Pianse, si fece coccolare e, proprio come una bimba, si addormentò sul petto di lui. Ivan rimase ad accarezzarla anche quando sentì il corpo di Monica abbandonarsi totalmente alla pace del sonno. La guardava e sorrideva. Aveva un'espressione innocente, lì rannicchiata tra le sue braccia. Era come se fosse tornata bimba subito dopo aver raggiunto l'orgasmo. Pochi minuti prima era la donna più sexy del pianeta, settimane addietro era stata la sua musa ispiratrice. Era tutto e il contrario di tutto. Era tutto ciò che metteva in discussione le sue certezze. Era l'incertezza del futuro, l'oblio del passato, era tutta la gioia del presente


scritto il
2022-12-10
1 . 1 K
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.