Epistola a Brunilde sui Piedi

di
genere
feticismo

Cara Brunilde,

parliamo di piedi e iniziamo dai tuoi: dipingendone le estremità gli hai donato una personalitá indiscutibile rendendoli simili alle porte del regno dei cieli dalle quali entrano le anime nobili destinate all'estasi eterna. Quando li tocco, li lecco o li annuso si attiva la fucina di Efesto alle falde del mio cazzo e sento risuonare i colpi di martello dei sapienti fabbri che forgiano armi fatte di brividi, sangue e sborra vulcanica. Se proprio devo mettermi a cercare il pelo nell'uovo vorrei che odorassero più di piede camminato e sudato tipo cortile di un caseificio di Taleggio. In quel caso gli occhi potrebbero saltarmi fuori dalle orbite, inscenare danze bulgare e zompettare sui tasti del pianoforte scrivendo melodie distopiche e storpie. Quando ho il piacere di ammirarli all'interno delle tue flip flops greche mi sbava il cuore e gli asteroidi si allineano per rendere omaggio a comète appena uscite dal salone di una parrucchiera.
Non sono attratto dai piedi femminili in generale ma solo da alcuni. Mi ritengo estremamente selettivo e la cosa funziona più o meno come certe melodie vocali all'interno delle canzoni; devono risuonarmi in testa, ossessionarmi e schiavizzare la mia libido fino a renderla ebete. Una donna con dei bellissimi piedi e un viso orrendo (e viceversa) per quanto mi riguarda farebbe la stessa fine degli storpi nell'antica Sparta. È quindi assai raro che le due cose possano combaciare ma quando ciò accade, l'orchestra-pirata che naviga all'interno del mio scroto ha la sbronza allegra e suona sempiterne marce trionfali. La pianta dei piedi è figlia dei deserti, madre delle dune accarezzate da un sole primordiale e trampolino per angeli maomettani che entrano in scena come guest-stars ad un matrimonio persiano. Non riusciamo a sentire la voce di Dio perché due grossi piedi smaltati ne deformano continuamente la bocca rendendolo disabile alla parola e sbavante come il culo di una scimmia che alle prime luci del giorno dorme sotto una Raphia Regalis stragonfia di rugiada. Dio riesce a malapena ad ascoltare le preghiere ma spesso si commuove e le sue lacrime corrono lungo le dune delle palme di quei grossi piedi come veleno incatenato d'amore puro. Le rare, rarissime volte in cui riesce a divincolarsi altro non fa che mordicchiare il callo più pronunciato e vistoso di uno dei due talloni. Se ne pente all'istante e gli sovviene l'overthinking che frenetico e inquieto recita "ogni vizio è un'occasione mancata, ogni occasione mancata conduce al vizio".
scritto il
2024-12-19
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