Pigmei - commercio di schiave (parte 3)

di
genere
sadomaso

Si erano impegnate e avevano torturato molto la ragazza, lavorandola anche psicologicamente, raccontandole ciò che stava accadendo alla nobiltà e minacciandola continuamente di darla in pasto al popolo che, sicuramente, le avrebbe riservato la stessa sorte dei suoi genitori.
Con una sorte di sadismo psicologico, Chanel le raccontava spesso del momento della loro decapitazione. La costringeva ad ascoltare la narrazione del terrore negli occhi dei suoi genitori quando erano sul patibolo, quando videro lei tra la folla, ghignante, quando furono costretti ad inginocchiarsi e a posare la testa sul ceppo per lasciare posto al suono del metallo della lama che scorre nelle guide fino al rumore dello scontro con la carne e le ossa.
Chanel aveva provato piacere in quel suono che sapeva di vendetta e di libertà.
Prima della decapitazione sua madre, odiata dal popolo per le sue angherie, era stata spogliata e frustata tra le risate eccitate della gente ai piedi del palco.
Chanel e Monique sapevano anche che il dolore era il modo per vincere la resistenza all’umiliazione.
Dovevano forzarla a scendere quella scala infinita verso i piedi del Padrone.
“Muoviti, bestia”.
Se volevano trasformare quella ragazza in schiava, loro per prime non dovevano vederla come essere umano.
“Zitta, animale!”.
Dovevano impedirle di parlare. La parola era lo strumento degli umani. Annette era stata avviata ad altra realtà.
Cominciarono a ripensare alla incomunicabilità con i pigmei e la forza che questa circostanza aveva rappresentato nella riduzione in schiavitù.
Annette si poteva muovere esclusivamente a 4 zampe.
L’avevano munita di paraginocchia e para mani, per non rovinare la merce. A loro non interessava che imparasse a camminare a 4 zampe ma che da quella posizione assorbisse il suo nuovo status.
Quando furono soddisfatte pretesero che strisciasse dietro di loro, mentre tranquillamente camminavano per casa, sui tappeti, ai piedi del letto.
Quando non doveva servire o non era in sessione di ammaestramento, era costretta a stare in una gabbia. Non era importante la dimensione della stessa. Chanel sapeva che la cosa rilevante era che Annette vedesse le sbarre e osservasse le Padrone muoversi libere.
Smisero di darle da bere e attesero che fosse la schiava a supplicarle di avere acqua.
Doveva imparare che lei dipendeva in tutto dai Padroni.
Le insegnarono a rivolgersi a loro senza usare la parola. Così Annette imparò a supplicare con mugolii e con gli occhi, portando la testa a terra al loro passaggio davanti alla gabbia e indicando la ciotola dell’acqua.
Non era sufficiente per i loro standard. D’altro canto l’esperienza che avevano era frutto di anni di schiavitù fuori dalla civilità.
Tuttavia non potevano più ritardare la consegna della merce.
Annette, magari non rassegnata al destino ma almeno mostrando mansuetudine, si recò in gabbia, avendo capito che sarebbe stata portata dal suo nuovo Padrone.
Lo conosceva, le era stata rivelata l’identità. La sua famiglia lo aveva snobbato e, nonostante avesse fatto capire di voler essere invitato alle loro feste, avevano sempre fatto in modo di fargli capire che non era il benvenuto e, quindi, che sarebbe stato alla porta.
Chanel e Monique si erano vestite coi loro abiti migliori. Avrebbero viaggiato in una carrozza guidata da un cocchiere fidato e profumatamente pagato.
Questo dava loro la sicurezza di poter indossare anche gioielli tali da far trasudare quel potere e quella ricchezza che ancora non avevano.
Dietro la loro carrozza c’era il carro sul quale era stata posizionata la gabbia con dentro la schiava in vendita, coperta da un telo per essere nascosta alla vista dei passanti e svelata alla presenza del suo acquirente.
Avevano assoldato 4 uomini grossi e robusti, pagando una cifra per loro sproporzionata, utile solo ad avere la loro fedeltà della quale, comunque, non erano certe.
Tuttavia la scena cui il nuovo Padrone assistette fece sicuramente effetto.
In quel modo sottolinearono l’importanza dell’oggetto acquistato, dandogli valore e facendo comprendere che tutti i soldi pagati erano il prezzo giusto.
Annette era nuda, all’interno della gabbia, nuda e incatenata.
Aveva solo un filo di perle al collo. Chanel voleva che spiccasse e fosse evidente quanto era preziosa quella merce. Quelle perle, tra l’altro, erano della stessa famiglia della schiava e dovette discutere con Monique per lasciarle al collo dell’oggetto venduto.
Gli energumeni furono attratti dai soldi intascati e dal saldo che avrebbero messo al sicuro al termine della consegna.
Portarono, con la delicatezza massima della quale erano capaci, la gabbia all’interno della casa.
Nel salone, preparato per la consegna avendo lasciato libero lo spazio al centro, c’erano la moglie e il figlio.
La gabbia fu poggiata a terra. Annette aveva la testa china. Il cuore doveva essere impazzito ma, benché gli occhi gridassero tutta la sua paura, restò ferma, come un animale ammaestrato.
Le due socie erano preoccupate per questo momento, nel quale avrebbero raccolto tutto il frutto del loro lavoro e, soprattutto, della loro esperienza come schiave.
Fu Chanel ad aprire, con la lentezza del caso, il lucchetto che, inutilmente, chiudeva la gabbia.
Indicando i suoi piedi, ordinò alla schiava di uscire.
Annette, a 4 zampe, si posizionò vicino a lei e, poi, si mise in ginocchio, testa china e mani appoggiate sulle ginocchia.
Avevano provato infinite volte quella consegna perché volevano che tutto andasse bene.
Era stata torturata ad ogni errore, finché non avevano ottenuto quella fluidità dei movimenti che impressionò gli acquirenti.
Monique consegnò simbolicamente un frustino nuovo al Padrone il quale, con gli occhi infiammati dall’eccitazione, frustò la sua nuova proprietà, costringendola, strisciando, ad andare ai piedi della moglie prima e del figlio poi.
La Padrona era donna sovrappeso e non molto curata nei capelli. Anche i vestiti non sarebbero stati idonei su persona di nobili origini.
Quando Annette arrivò ai suoi piedi, la Padrona le infilò in bocca la punta della scarpetta, spingendo fino in fondo, allargandole le labbra e sformando il viso della schiava, ridendo della nuova espressione impostale dal suo volere.
Non contenta, schiacciò il piede nella bocca verso il pavimento, godendo del dolore provocato dal suo nuovo potere.
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scritto il
2024-05-21
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