La mia prima volta nella spiaggia naturista cap.1

di
genere
prime esperienze

INTRODUZIONE

"Ho ventitré anni. Vivo ancora con mio padre, in quella casa silenziosa dove ogni cosa è rimasta al suo posto da quando mamma se n’è andata. Avevo sedici anni. Lui è un aviatore, pilota di caccia. Un uomo d’aria e di disciplina. Parla poco, ma osserva tutto. Io sono figlia unica. E certe cose, in quella casa, non si dicono. Non si mostrano. Ma si sentono. Forti."

"Forse è per questo che scrivo. Perché non posso dire. Perché ho bisogno di ricordare con la pelle, non solo con la testa. Ogni racconto che leggerai qui dentro è una parte di me. Un frammento di quel corpo che ha iniziato a svegliarsi nell’estate dei miei diciott’anni. Quasi sempre è andata proprio così. A volte aggiungo un dettaglio, un respiro, una fantasia. Ma le sensazioni… quelle sono vere. Sempre."

"Questo è il mio diario segreto. Un diario sessuale. Lo chiamo così, senza vergogna. È il modo in cui mi sono scoperta. E continuo a farlo."

Capitolo 1 – Il primo sguardo

Quando sono scesa dall’auto, il silenzio della pineta mi è entrato nei polmoni come una scossa lenta. Il sole filtrava tra gli aghi dei pini, disegnando macchie d’oro sulla sabbia. Il profumo di resina si mescolava a quello del mare, ancora invisibile ma già vicino. La zia, con i suoi dieci anni più di me e quell’aria da finta distratta, si sistemava nella zona attrezzata, già immersa nella lettura sotto l’ombrellone. Io no. Io non riuscivo a stare ferma. Volevo esplorare.

Avevo addosso un vestitino bianco corto, leggero, con spalline sottili che cadevano dalle spalle come fili da tirare. Sotto, il mio bikini azzurro, arricciato, i laccetti che accarezzavano i fianchi. I capelli sciolti, lunghi, umidi d’aria salmastra. Ai polsi un elastico nero, alla caviglia un braccialetto di conchiglie. E sulla schiena, il mio zainetto chiaro: dentro il telo mare, un libro, la crema, un pacchetto di chewing gum alla menta. Nulla di più.

Camminavo tra i pini e il sole passava a tratti, disegnando luci mobili sulla pelle. Ad ogni passo sentivo la stoffa del vestito sfiorare il sedere nudo. Ogni granello di sabbia contro la pianta dei piedi era una scossa. Il vento portava odore di sale e corpi al sole. La mia pelle sembrava cercare ogni respiro d’aria. Avevo lasciato l'insegna all'ingresso della pineta alle spalle: "Zona Naturista – Nudità obbligatoria". Non ci avevo pensato davvero. Ma ora quel cartello tornava, scolpito nel legno, più avanti, sul sentiero.

Mi fermai. Il cuore accelerò. Guardai a destra, poi a sinistra. Nessuno. Solo il fruscio del mare. E qualcosa dentro, una fitta lenta, tra il ventre e le cosce. Una sensazione nuova. Istintiva. Eppure così naturale.

Feci un passo. Poi un altro. E mi trovai oltre quel confine.

E lui era lì.

Un uomo. Nudo. In piedi, poco più avanti. Il corpo forte, maturo, la pelle dorata, i tatuaggi visibili su braccia e petto. Le gambe robuste, le spalle larghe, i fianchi stretti. E tra le gambe… il suo sesso. A riposo, ma potente. Lungo. Lento. Vivo. Naturale e sconvolgente allo stesso tempo.

Mi bloccai. Il respiro spezzato. Sentii una fitta al basso ventre, come se il mio corpo reagisse prima ancora del pensiero. Mi sentivo fuori da me stessa. Come se fossi spettatrice di un corpo che iniziava a parlare da solo. Il mio.

Poi si voltò. –Ti sei persa?

Deglutii. ––No… credo di no.

–Prima volta qui, eh?

Annuii, con gli occhi che cercavano di non fissarlo. Ma era impossibile. Ogni fibra del mio corpo lo stava già memorizzando.

Indicò il cartello con un cenno del mento.

–Sai cosa dice, vero?

––“Nudità obbligatoria.”

–Se vuoi restare…

Pausa.

–…devi toglierti tutto.

Le sue parole mi fecero salire il calore in viso. Le guance si accesero, le gambe si irrigidirono. Ma non me ne andai.

Mi guardai intorno. Nessuno nel raggio di almeno cento metri. Solo qualche corpo lontano, verso la battigia. Il silenzio era complice.

Le mani tremanti si portarono alle spalline. Una. Poi l’altra. Le lasciai scivolare. Il vestito cadde fino alla vita. Poi lo sfilai del tutto. Restai col bikini. Le dita si muovevano da sole. Sciolsi il nodo dietro la schiena, poi quello sui fianchi. Il costume cadde. Rimasi nuda.

La pelle fresca. Il sole dappertutto. I capezzoli tesi. Il sesso depilato da poco, in quella strisciolina scura e curata. Non mi ero mai mostrata così. A nessuno. Ma non tremavo più. Era la prima volta che mostravo tutto. Eppure, più che nuda, mi sentivo libera. Cruda. Viva.

Raccolsi il vestito e il costume. Li infilai nello zaino. Poi mi voltai verso di lui.

––Mi… aiuti con la schiena?

–Certo. Vieni qui.

Mi girai. I capelli da un lato. Sentii la crema sul dorso della schiena. Le sue mani, larghe, lente, calde. La stendeva con calma, scendendo lungo la colonna vertebrale. Quando arrivò ai fianchi, sfiorò il bordo delle natiche. Le dita si fermarono lì, senza oltrepassare.

Il mio respiro cambiò. Ero bagnata. Senza nemmeno un tocco diretto. Sentivo il calore salire tra le gambe. Sentivo i suoi occhi scorrere sulla mia schiena nuda, ma non osavo voltarmi. Era come essere sfiorata senza mani.

Versai io un po’ di crema sul palmo e, senza parlare, portai le dita dietro. Mi chinai appena, e con lentezza iniziai a massaggiare tra le natiche. Spostai le gambe, mi aprii un poco. Le dita scivolarono fino al perineo. La pelle tesa. L’umido già presente.

Quando mi voltai di nuovo, lui era fermo. Ma il suo sesso no.

Eretto. Gonfio. Spesso. La punta lucida, tesa, palpitante. Il mio sguardo lo cercò. E non si staccò.

––Adesso… credo di essere pronta per camminare con te.

Camminammo. Nudi. Fianco a fianco. Tra le dune. Il sole che filtrava. Il suo respiro vicino.

–Sei qui da sola?

––Con mia zia. Lei nella parte attrezzata. Io… qui.

–Ti piace?

––Sì. Mi fa paura. Ma anche… mi accende.

–Ti senti diversa?

––Sì. Come se ogni cosa mi toccasse più forte. Il sole. Il vento. Anche… te.

Arrivammo a una zona d’ombra. Si fermò. Mi sedetti per prima, poi lui. Eravamo vicini. E il suo sesso, ancora duro, era lì. Non lo nascondeva.

Mi voltai piano. Lo guardai.

––Hai figli?

–Uno. Grande ormai. Ma lontano.

––E perché… mi guardi così?

–Perché non giochi. Perché parli col corpo. E lo ascolto.

Un silenzio lungo. Poi il mare.

–Vuoi bagnarti con me?

Quelle parole mi colpirono come un doppio senso. “Con me.” Non nell’acqua. *Dentro* di lui.

Annuii. Entrammo. L’acqua fresca. Le onde morbide. Il corpo mio che reagiva a ogni tocco. Il seno duro. Il clitoride teso.

Mi voltai. Lui dietro. Più vicino. E poi… lo sentii.

Il suo sesso duro premette tra le mie natiche. Non spingeva. Ma c’era. Scivolava. Mi sfiorava. Passava sul perineo. Tra le labbra intime. Contro l’ano. Una carezza involontaria e piena. Pulsava.

Mi mossi. Cercai. Mi sfregai. Lentamente. Seguendo la corrente. Sentivo tutto. Sentivo *lui*.

E venni.

Senza gemere. Senza gridare. Ma tremando. Dentro. Forte. Le gambe molli. Il sesso contratto. Il ventre scosso.

Mi staccai. Mi voltai piano.

––Devo tornare… è quasi ora di pranzo.

–Tornerai?

––Sì. Dopo. Voglio… ancora sentirmi così.

Tornando lungo il sentiero, con il vestito leggero addosso, ogni passo era una carezza sporca. Il costume bagnato sfregava sulle labbra ancora gonfie. Il clitoride vibrava. La pelle bruciava del suo tocco.

Quando vidi il suo sesso crescere davanti a me, capii qualcosa. Che potevo accendere un uomo. Che bastava il mio corpo. Che bastava io. E lui non era un coetaneo impacciato. Era un uomo maturo. Molto più maturo di mio padre. E io… lo avevo acceso.

E nella mente, un’unica promessa:

––Tornerò––

scritto il
2025-03-29
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