La mia prima volta in una spiaggia naturista cap.3

di
genere
prime esperienze

Capitolo 3 – Dopo di lui

Non parlavamo. L’aria era sospesa, densa. Il mio respiro si perdeva tra i pini, il cuore batteva ancora forte. La schiena bagnata dal suo seme cominciava a raffreddarsi, ma ogni goccia sembrava ancora calda. Dentro, il mio sesso era umido, sensibile, gonfio. Ancora aperto. Ancora vivo.
Lui non si era mosso. Mi guardava. E quel silenzio… diceva tutto.
Mi tirai su piano, le gambe tremavano ancora. Il vestito appeso tra le mani, lo zaino poco più in là. Ogni passo era una scossa. Il suo sguardo era su di me, sulle natiche che portavano ancora il segno delle sue mani. Non diceva nulla. Non serviva.
Le sue dita avevano aperto in me qualcosa che non sapevo nemmeno di avere.
Mi voltai. Lo guardai. Lì, nudo, eretto ancora appena. Gli occhi accesi. Il petto sollevato dal respiro lento. Avrei voluto restare lì, farmi prendere di nuovo, subito. Ma il tempo… tornava. E anche la realtà.
–– Devo tornare.
– Sì. Ma tornerai ancora.
Non era una domanda. Era certezza. Mi chinai a raccogliere lo zaino. Il vestito ancora spiegazzato, la pelle ancora scoperta. Lo infilai piano, senza fretta. Ma senza rivestirmi. Il suo seme era ancora sulla mia schiena. Volevo portarlo con me per un altro momento.
Presi il telefono. Le dita tremavano ancora leggermente. Aprii la chat della zia e scrissi:
–– Faccio un bagno qui nella zona libera, c’è poca gente. Rientro tra poco. Tutto ok.
Nessuna risposta. Il suo nome restò lì, grigio. Sicuramente dormiva ancora, o leggeva. Era perfetto così.
Tornai verso l’acqua, nuda. La sabbia era calda sotto i piedi. Il sole filtrava tra i pini, scivolava sulle spalle. Il mio sesso sfregava a ogni passo, ancora troppo sensibile. L’ano bruciava appena, come dopo una carezza lunga. Ma era un bruciore buono.
Entrai nel mare lentamente. L’acqua mi salì sui piedi, le ginocchia, il ventre. E quando mi avvolse tra le gambe, gemetti piano. Sentivo ancora *lui* dentro. Il mare mi lambiva dove era entrato, dove mi aveva aperta.
Restai lì, sospesa tra le onde, e chiusi gli occhi.
Il suo seme, scivolando lentamente dalla schiena all’acqua, sembrava un saluto. Ma io… non stavo dicendo addio.
Lo vidi entrare nell’acqua. Nudo. Lento. Ogni passo lo portava più vicino. La superficie si apriva sul suo corpo come se lo volesse accogliere. Il petto si inzuppò, poi il ventre, poi i fianchi. Quando fu abbastanza vicino, mi venne dietro. Mi cinse i fianchi con le mani calde. Non parlò.
Appoggiò il mento sulla mia spalla bagnata. E io… sorrisi. Per la prima volta.
Le sue mani salirono sul ventre, sfiorarono la linea sotto il seno. Poi si fermarono, con le dita aperte. Il mio corpo si appoggiò contro il suo, sentendo la sua carne di nuovo addosso. Non era duro. Non ancora. Ma era vivo. Caldo. E io… lo desideravo di nuovo.
Mi voltai. Lentamente. Nuda. Gocciolante. Il viso al suo. E lui… mi baciò.
Le sue labbra sulle mie non erano affamate. Erano decise. Mi baciò come se sapesse esattamente quanto valesse quel gesto. Come se stesse suggellando qualcosa. Aprii la bocca. Lo lasciai entrare. Le lingue si sfiorarono. Il sapore dell’acqua salata e del nostro sudore sulla pelle si mescolava. E io… non riuscivo più a pensare.
Una sua mano scese tra le cosce. Sotto l’acqua. Trovò la fessura, ancora sensibile. Mi accarezzò tra le labbra, piano, mentre ci baciavamo. Sentii il piacere tornare. Subito. Come un'onda.
–– Mi baci come se fossi tua.
– Lo sei.
Abbassai la mano piano, ancora avvolta dal suo bacio. Scesi lungo il suo fianco, sfiorando la pelle ruvida e calda sotto l’acqua. Poi trovai l’inguine. Sentii il suo sesso lì, tra le dita, ancora morbido ma vivo, spesso, caldo, pulsante.
Lo presi. Lo strinsi piano. Lo sentii muoversi.
Non era come immaginavo. Era di più. Più pieno, più reale. La pelle tesa sotto l’acqua sembrava vibrare sotto le dita. Lo toccai da sotto, poi lungo l’asta, fino al glande. Lo sentii crescere. Riempirsi. E il respiro di lui, sul mio collo, cambiava.
Lo stavo facendo impazzire.
–– Così?
– Sì… così.
La sua voce era più ruvida, più lenta. La sentivo vibrare nel petto, nella gola. La sua mano non aveva smesso di accarezzarmi. Le sue dita scivolavano lungo la fessura, tra le piccole labbra, sfioravano il clitoride, risalivano.
Ci toccavamo. Davvero. Finalmente.
Lo guardai negli occhi. Poi abbassai lo sguardo. Vidi il suo sesso tra le mie mani, gonfio, teso. Pieno. Lo accarezzai ancora, stringendolo un po’. E fu lì che sentii il potere nuovo che avevo: quello di farlo vibrare con un solo gesto. E capii che… mi piaceva.
Mi lasciai scivolare lentamente verso il basso, le mani ancora attorno al suo sesso. Le ginocchia affondarono nella sabbia morbida del fondale, l’acqua mi arrivava al petto. Lui restava in piedi, immobile, lo sguardo fisso sul mio viso.
Non parlava. Non serviva. Lo guardai. Lo tenni con entrambe le mani. Poi lo avvicinai al viso. Il glande era pieno, turgido, lucido d’acqua e desiderio. Lo sfiorai con le labbra. Una carezza. Un bacio.
Lui ansimò appena. Le sue mani si posarono sulla mia testa, leggere, non per guidarmi. Solo per sentirmi.
Aprii la bocca. Lo accolsi dentro. Poco. Solo la punta. La lingua si muoveva lenta, incerta ma vogliosa. Lo leccai. Lo succhiai piano. Il sapore era salmastro, maschile, pieno. Ma non mi ritrassi. Lo volevo. Lo volevo sentire dentro anche lì.
Il mio respiro si fece più corto. I capelli mi cadevano sul viso bagnato. L’acqua mi accarezzava le spalle nude. Le mani stringevano il suo membro, ora grosso, duro, pulsante nella mia bocca. E io… mi sentivo forte. Mi sentivo sua.
Lui gemeva piano. Una vibrazione nella gola. Un respiro caldo sul mio nome. Le sue dita si chiusero un poco sui capelli, e io… lo presi più a fondo. Volevo sentirlo tutto. Volevo scoprirlo.
Lo presi più a fondo. Il glande mi scivolò sulla lingua, caldo, teso, duro. Le mie labbra si strinsero sull’asta. Sentivo ogni battito, ogni pulsazione. La sua voce era un respiro spezzato sopra di me, e le sue mani ora si chiudevano più salde sui miei capelli, ma non forzavano. Solo sentivano.
Cominciai a succhiare con più decisione. Lenti affondi, poi più rapidi. La testa si muoveva, le mani stringevano la base del suo cazzo. L’acqua mi accarezzava la schiena, ma io non sentivo più nulla se non lui. La sua carne dentro la mia bocca. Il suo odore mescolato al sale. Il suo respiro che accelerava.
– Così… sì… continua…
Lo sentivo tremare. Le cosce tese, il bacino che si muoveva appena, trattenuto. Lo stavo portando al limite. E lo volevo lì. Dentro. Tutto mio.
Lo presi ancora più a fondo. Senti il glande toccarmi il fondo della gola. Mi fermai un istante, poi risalii con la lingua. E quando lui si contrasse, capii.
Era il momento.
Non mi tirai indietro. Lo strinsi di più. E venne. Forte. Caldo. Un fiotto dentro la bocca. Poi un altro. E un altro ancora. Lo accolsi tutto. Lo tenni dentro. Il sapore mi esplose sulla lingua, denso, salato, suo. Deglutii lentamente, con gli occhi chiusi. E restai lì. Immobile. Fiera. Soddisfatta. Sazia.
Sollevai lentamente lo sguardo. Le mani ancora sull’asta ammorbidita, la bocca umida, il fiato corto. Lo guardai. E sorrisi. Un sorriso piccolo, pieno, intimo. Arrossii. Ma non per vergogna. Per la felicità di averlo fatto. Di averlo scelto. E di avergli dato tutto. Lui mi guardava come se stesse vedendo qualcosa che non si aspettava. Qualcosa che andava oltre il corpo. Oltre il gesto.
Lo sguardo profondo. Fisso. E la sua mano, piano, mi accarezzò la guancia.
– Sei meravigliosa.
–– Sono felice. –– sussurrai, con le labbra ancora calde del suo sapore.
Restammo lì, nell’acqua, con il sole che si rifrangeva in piccoli riflessi attorno a noi. Nudi, veri, uniti. E dentro di me… qualcosa era cambiato per sempre.
Mi stese con attenzione sul telo. Il suo corpo copriva il mio, ma non lo usava. Mi adorava. Mi aprì lentamente le gambe, accarezzandomi l’interno coscia con le dita calde, ruvide, pazienti. Poi scese con la bocca, senza fretta, come se stesse pregando. E quando la sua lingua mi sfiorò… tremavo già. Non era un leccare nervoso, affrettato, come quelli che avevo solo sentito raccontare. Era un massaggio lento. Profondo. Umido. Le sue labbra si muovevano attorno alla mia fessura come se ne conoscessero già il linguaggio. La lingua scivolava tra le piccole labbra, le apriva, le accarezzava. Trovò il clitoride. Ma non lo assaltò. Lo *rispettò*. Lo cercò. Lo ascoltò.
Le mani sulle mie cosce mi tenevano aperta. Ferma. E io… non volevo chiudermi. Volevo offrirglielo. Tutto. Sentivo la sua barba sfiorarmi il basso ventre. Il respiro caldo tra le pieghe gonfie. E ogni movimento della sua lingua era come un’onda sotto pelle.
Mai provato nulla di simile. Cominciai a gemere piano, senza controllo. Il bacino si muoveva da solo. Le cosce si aprivano sempre di più. Le mani nella sabbia cercavano un appiglio. La voce mi usciva spezzata, sottile, come un richiamo. E lui… non si fermava.
Poi qualcosa cambiò. Aprii gli occhi, con il corpo in piena vibrazione, e *sentii* che c’era qualcuno. Non un rumore. Non un movimento. Solo una presenza. Là, tra i pini. Poco oltre. Qualcuno mi stava guardando. Mi irrigidii un istante. Ma poi… il piacere fu più forte.
Era vero. Stavo venendo. E lo stavo facendo guardata. Lo sguardo ignoto non mi spaventava. Mi accendeva.
Stringevo le cosce contro il suo viso. Gli ancoravo la testa. E gemevo. Forte.
Il clitoride impazziva sotto la sua lingua. Sentivo il calore sciogliersi nel ventre. La pelle pizzicare. L’ano contrarsi. Il sesso pulsare. Il piacere montava come una febbre, lenta, inevitabile. Fino a quando…
Esplosi. Tremavo tutta. Le mani nella sabbia, i capelli incollati alla fronte. Il ventre che si contraeva a ondate.
E le lacrime agli occhi. Di piacere. Di liberazione. Di *verità*.
Mi coprii il viso un istante con l’avambraccio, ma non per vergogna. Era per trattenere quel fiotto che stava uscendo da me in ogni forma.
E sentivo ancora lo sguardo. Lì. Ma *non volevo che smettesse di guardarmi*.
Quando il mio respiro iniziò a calmarsi, lasciai lentamente cadere il braccio dal viso. Il petto si sollevava ancora a scatti. Leonardo si sollevò con lentezza, baciandomi piano l’interno coscia, poi salendo fino al ventre, al petto, alla bocca. Lo guardai, gli sorrisi.
Lui non sapeva. Non si era accorto.
Ma io sì. Lo intravidi, oltre i tronchi. In piedi, immobile. Non nascosto. Ma neanche esposto. Un uomo. Più anziano. I capelli grigi. Il petto ampio, non scolpito. Le braccia forti, ma rilassate. Il ventre rotondo. Il volto incorniciato dalla barba. Era nudo. E guardava.
Guardava me. Non c’era volgarità nel suo sguardo. Non era un guardone goffo. Era… un testimone silenzioso. Un uomo che aveva visto tutto, ma senza dire nulla. Solo con gli occhi.
E nel suo sguardo… c’era desiderio. Rispetto. Fame trattenuta. Sentii un brivido. Non di paura. Ma di qualcosa che mi si scioglieva tra le gambe, ancora. E senza volerlo, mi aprii un poco di più sul telo. Come se volessi mostrargli che sapevo. Che avevo scelto di lasciarlo vedere.
Leonardo, steso accanto a me, chiuse gli occhi. Ignaro. Felice. Sazio.
Io, no. Io ero ancora viva.
I miei occhi restarono fissi su di lui. Nessun altro si muoveva nella pineta. Solo noi. E lui. Le sue gambe leggermente divaricate. Il ventre ampio che si sollevava piano. La barba argentata che incorniciava il volto immobile. E poi… la sua mano. Scese piano. Aperta. Decisa. Si posò sul sesso. Lo strinse. Lo carezzò. Lento. Senza pudore. Lo vidi gonfiarsi, sollevarsi un poco. Non lo nascondeva. Ma non lo esibiva neppure. Era desiderio puro. Naturale. Veramente maschile.
E io… non distolsi lo sguardo. Sentii le cosce chiudersi da sole. Un brivido tra l’ano e il sesso, ancora bagnati del piacere di Leonardo. Il clitoride tornava a pulsare. Il respiro si accorciava. Non potevo credere… che bastasse essere guardata per sentirmi di nuovo pronta. E poi lo sentii. La sua voce, roca, impastata, come uscita da un ventre troppo pieno.
– Avrei voluto essere io.
Lo disse piano. Ma bastò. Quelle parole mi colpirono dentro. Come un secondo orgasmo trattenuto. Un colpo sul cuore, tra le cosce.
E io… arrossii. Ma non per pudore. Perché, in quel momento, l’ho voluto anch’io.
Mi rivestii piano. Le mani tremavano ancora appena, non per stanchezza, ma per quello che avevo dentro. Il vestitino bianco scivolò sulla pelle nuda come una carezza leggera. Il seno, ancora turgido, restava libero sotto il tessuto. Il costume era rimasto nello zaino, insieme alle mutandine. Le labbra intime sfregavano contro l’interno coscia ad ogni passo, bagnate e vive. Leonardo mi osservava. Non parlava. Ma lo sentivo sul corpo.
Stavo per prendere lo zaino e avviarmi, quando lui si alzò in piedi. Nudo, ancora segnato di mare e desiderio. Mi si avvicinò. Le mani calde, le dita che mi sfiorarono un fianco.
– Prima che tu vada.
–– Sì?
Tirò fuori il telefono dalla tasca laterale dello zaino. Me lo porse. Lo presi. Le dita si sfiorarono. Digitai il mio numero lentamente, come se ogni cifra avesse un peso. Quando glielo restituii, lui non disse nulla. Salvò il contatto. Poi me lo mostrò.
“Elisabetta – miele e sale.”
–– È così che ti ricorderò.
–– E io?
– “Leonardo – spiaggia.”
Mi sorrise.
– Ma tu non mi dimenticherai.
Le sue labbra sfiorarono appena la mia tempia. Poi mi lasciò andare.
Camminai lungo il sentiero con le spalle esposte al sole, i piedi nudi che affondavano nella sabbia, le gambe ancora morbide e leggere. Ogni passo faceva sfregare il tessuto del vestito sulle mie pieghe intime, ancora calde, ancora segnate.
Sentivo l’odore di lui sotto il naso. E il mio… mescolato al suo. Mi avvicinai alla zona attrezzata con calma. I primi ombrelloni, le famiglie, i teli colorati. Una voce che rideva. Una radio in lontananza. Un altro mondo. Il mondo prima. Ma io non ero più la stessa.
E poi lo vidi.
Seduto sotto una piccola struttura ombreggiata, vicino a due signore che parlavano con voce bassa. Un uomo. Più maturo. I capelli completamente grigi. Il petto coperto di peluria bianca. Il ventre pieno, rilassato. Le braccia larghe. Il volto segnato. Lui. Gli occhiali scuri gli coprivano gli occhi. Ma io lo riconobbi subito. E sapevo che anche lui mi aveva già vista. Dentro. Aperta. Nuda. Venire sotto la bocca di un altro uomo. Il suo sguardo non si mosse. Ma io… lo sentii. Il cuore mi colpì il petto con un battito secco. La pelle si tese. Le cosce si strinsero.
E continuai a camminare. La zia mi vide e mi fece un cenno con la mano.
Io sorrisi. Mi sedetti accanto a lei. Le raccontai del bagno, del silenzio della pineta, del fresco dell’acqua. Ma dentro di me… c’erano due nomi.
Due sguardi. Due uomini. E un pensiero che mi pizzicava sotto il ventre.
Non era finita.
scritto il
2025-04-01
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