Le cambiali si pagano, capitolo 2
di
Giani
genere
sadomaso
Non volevo, considerandola già di mia proprietà, che venisse nuovamente segnata da altri, però era giusto che sapessi quale fosse la sua tolleranza al dolore. La vita era sottile ma allo stesso tempo mordida, i seni candidi e delicati sembravano due frutti maturi che volevano essere mangiati. I tratti del volto delicati, le labbra succose,i fianchi stupendi. Più giù, la fighetta glabra la faceva assomigliare a una bimba.Tutto il corpo era solcato da segni molto evidenti, molti dei quali violacei. Chiesi di poterla accarezzare proprio sulle ecchimosi, in modo da apprezzarne la vicino la profondità. Mi fu concesso mentre il volto di Isabella era pieno di lacrime e sussultava come un animaletto, cercando di fare il minor rumore possibile. Sui fianchi aveva grosse ecchimosi violacee che seppi esserle state provocate dalla madre la sera prima con la pompa di una lavatrice dismessa, strumento di punizione utilizzato regolarmente. Le natiche deliziose erano blu e così il retro delle cosce. Sul ventre, sulle braccia e sulle gambe, era piena di cinghiate e frustrate che Antonio ultimamente le somministrava spesso. Chiesi, dato che faceva la civetta con gli uomini, se fosse ancora vergine e mi assicurarono di sì. Chiesi anche se fosse mai stata puntita sul seno e sulla fighetta: no, lì non l'avevano mai frustrata intenzionalmente. La baciai sulla bocca, le accarezzai, anzi massaggiai energicamente i seni con tutta la mano e le chiesi cosa voleva fare. Ero un uomo di mezza età, calvo, alto 1,80 contro il suo, a malapena, 1,60. Avevo la pancia. Non ero bello, insomma, ma lei poteva scegliere tra ciò che già conosceva o l'ignoto che l'attendeva con me e si persuase ad accettare. Il debito fu estinto e io avevo "le tasche" piene del tesoro appena riscosso.
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