Anna #1
di
movement
genere
etero
Centro storico, un grazioso appartamentino in una corte signorile appena ristrutturato. Un soggiorno – cucina, un disimpegno con tre porte. Una è il bagno. Quella a sinistra è la stanza di una coinquilina sempre strategicamente assente. Quella a destra è spalancata e sto sbattendo Anna di traverso sulle lenzuola rosa antico.
Aggrappato ai suoi fianchi pieni, affondo ritmicamente nella fica stretta e il suono delle nostre carni è l’unica cosa che rompe il silenzio. Il mio bacino sul suo culo, certo, ma anche le sue tette abbondanti che per la foga sfuggono ai tentativi di lei di contenerle con un avambraccio – anche perché meno colpi forti e le servono entrambe le braccia per tenersi su.
Anna ci rinuncia, appoggia giù testa e spalle e inarca la schiena offrendosi ancora più chiaramente alla mia brutalità. Le infilo un po’ il pollice nel culo aperto davanti a me (perché: perché no?, d’altra parte non arrivano rimostranze).
So anche cosa comunque mi dirà, perché me l’ha già detto a mezza bocca qualche volta, che sono un po’ troppo irruento. Ma me ne frego, il suo corpo soffice sembra fatto apposta per questo e forse lei dovrebbe rendersene conto.
Ora sta partendo, ormai riconosco il montare del suo orgasmo, col respiro che si fa corto-corto e i piccoli sussulti che la scuotono mentre la fica si contrae. Mi pianto forte dentro con un colpo secco. È così che succede. Si abbandona prona e stremata dal fiatone.
Gattono all’indietro e quando si riprende mi trova lì in piedi che me lo sto accarezzando piano, tutto bagnato di lei.
«Mamma mia», dice, e tira il fiato sospirando, sistemandosi seduta sul bordo del letto.
Esita un attimo poi me lo lecca dalla base alla punta, come a ripulirmi, mi sega docile, s’intreccia alla bene e meglio i capelli e mi prende in bocca. In quella posizione è tutto un su e giù accurato che mi porta veloce al limite. La sua chioma nera e corvina presto torna libera.
Voglio sporcarle le tette, mi piace imbrattare i suoi seni grandi e poi ammirarli così. E questa situazione è perfetta, mi ritraggo dalle sue labbra ma allora lei, inaspettatamente, mi segue: scivola giù dal letto, si accovaccia e inizia a leccarmi le palle. Cristo.
Tra l’altro, sono finito con la schiena contro il muro e sono come in trappola. Sento che sto per venire. Fermo nel mio intento, cerco di puntare il cazzo verso le tette. Anna si fa indietro ma non ha inteso: anziché offrirmi il petto, si riavvicina per riprendermi in bocca.
Non le riesce.
Il primo getto la segna dal labbro alla fronte, con una potenza inaspettata, allora spalanca la bocca come per darmi un bersaglio e si rifà sotto dopo un attimo di confusione.
Ma ormai sono partito, penso solo a liberarmi e faccio un mezzo movimento.
Gli schizzi finiscono sulla sua lingua, sulle guance, sul naso, vedo il bianco che va a sporcarle i capelli, le spalle, il collo – è un casino immenso anche perché sembra non finire mai ed andare da tutte le parti; vedere che spettacolo è lei con la mia sborra sul viso mi manda ancora più in orbita.
Finisce a sgocciolarle sui capezzoli, sulla pancia. Quando Anna s’abbandona schiena sul letto, rivoli di sperma si sono incuneati giù fino alla sua fica glabra e tutt’intorno ce n’è ancora, molto evidente, sulle lenzuola.
Lei ridacchia e non si schifa. È più che altro sbigottita. «Sportiva», penso io. Chissà se è la prima volta che la schizzano così, ma non lo chiedo e lei non lo dice.
Quando si rende conto di cosa sia successo e della quantità di sperma che le è finita addosso e non solo, a mezza via tra una domanda e una presa di coscienza stupita fa, «ma allora non eri venuto, prima...?».
Realizzo: deve aver pensato che l’avessi riempita insieme al suo orgasmo. Ma non è così. Non sono mai venuto dentro Anna, né quella volta né mai.
Aggrappato ai suoi fianchi pieni, affondo ritmicamente nella fica stretta e il suono delle nostre carni è l’unica cosa che rompe il silenzio. Il mio bacino sul suo culo, certo, ma anche le sue tette abbondanti che per la foga sfuggono ai tentativi di lei di contenerle con un avambraccio – anche perché meno colpi forti e le servono entrambe le braccia per tenersi su.
Anna ci rinuncia, appoggia giù testa e spalle e inarca la schiena offrendosi ancora più chiaramente alla mia brutalità. Le infilo un po’ il pollice nel culo aperto davanti a me (perché: perché no?, d’altra parte non arrivano rimostranze).
So anche cosa comunque mi dirà, perché me l’ha già detto a mezza bocca qualche volta, che sono un po’ troppo irruento. Ma me ne frego, il suo corpo soffice sembra fatto apposta per questo e forse lei dovrebbe rendersene conto.
Ora sta partendo, ormai riconosco il montare del suo orgasmo, col respiro che si fa corto-corto e i piccoli sussulti che la scuotono mentre la fica si contrae. Mi pianto forte dentro con un colpo secco. È così che succede. Si abbandona prona e stremata dal fiatone.
Gattono all’indietro e quando si riprende mi trova lì in piedi che me lo sto accarezzando piano, tutto bagnato di lei.
«Mamma mia», dice, e tira il fiato sospirando, sistemandosi seduta sul bordo del letto.
Esita un attimo poi me lo lecca dalla base alla punta, come a ripulirmi, mi sega docile, s’intreccia alla bene e meglio i capelli e mi prende in bocca. In quella posizione è tutto un su e giù accurato che mi porta veloce al limite. La sua chioma nera e corvina presto torna libera.
Voglio sporcarle le tette, mi piace imbrattare i suoi seni grandi e poi ammirarli così. E questa situazione è perfetta, mi ritraggo dalle sue labbra ma allora lei, inaspettatamente, mi segue: scivola giù dal letto, si accovaccia e inizia a leccarmi le palle. Cristo.
Tra l’altro, sono finito con la schiena contro il muro e sono come in trappola. Sento che sto per venire. Fermo nel mio intento, cerco di puntare il cazzo verso le tette. Anna si fa indietro ma non ha inteso: anziché offrirmi il petto, si riavvicina per riprendermi in bocca.
Non le riesce.
Il primo getto la segna dal labbro alla fronte, con una potenza inaspettata, allora spalanca la bocca come per darmi un bersaglio e si rifà sotto dopo un attimo di confusione.
Ma ormai sono partito, penso solo a liberarmi e faccio un mezzo movimento.
Gli schizzi finiscono sulla sua lingua, sulle guance, sul naso, vedo il bianco che va a sporcarle i capelli, le spalle, il collo – è un casino immenso anche perché sembra non finire mai ed andare da tutte le parti; vedere che spettacolo è lei con la mia sborra sul viso mi manda ancora più in orbita.
Finisce a sgocciolarle sui capezzoli, sulla pancia. Quando Anna s’abbandona schiena sul letto, rivoli di sperma si sono incuneati giù fino alla sua fica glabra e tutt’intorno ce n’è ancora, molto evidente, sulle lenzuola.
Lei ridacchia e non si schifa. È più che altro sbigottita. «Sportiva», penso io. Chissà se è la prima volta che la schizzano così, ma non lo chiedo e lei non lo dice.
Quando si rende conto di cosa sia successo e della quantità di sperma che le è finita addosso e non solo, a mezza via tra una domanda e una presa di coscienza stupita fa, «ma allora non eri venuto, prima...?».
Realizzo: deve aver pensato che l’avessi riempita insieme al suo orgasmo. Ma non è così. Non sono mai venuto dentro Anna, né quella volta né mai.
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