Lucia #1
di
movement
genere
etero
«Guarda, alla fine l’ho fatto», mi dice Lucia calandosi gli slip.
Del suo biondo un po’ selvaggio rimane gran poco. Si è depilata tutto quanto, salvo una strisciolina sottile giusto in cima.
Io non le ho chiesto nulla. Lei ha chiesto a me, qualche giorno fa, se fossi «uno di quelli a cui la figa piace depilata».
Le ho risposto che visto il suo colore sarebbe stato molto bello vederla «più libera».
Inutile cercare una logica alle mie parole, avevo solo in mente quei porno degli anni in cui la depilazione totale non era in voga, zeppi di bionde californiane.
«Mi fa strano, a te piace?»
«ma scherzi?»
«non so...»
Fa una piccola piroetta davanti alla finestra della stanza e ci mettiamo in auto. Scavalliamo la provincia e andiamo a mangiare una pizza. I suoi sono via per il weekend e non abbiamo voglia di cucinare.
Tornati, occupiamo la camera in taverna. Il lettone sta proprio davanti ad uno di quei vecchi armadi di legno con le specchiere sull’esterno delle ante. Guardo Lucia imboccarmi fino in fondo da una prospettiva diversa. Guardo Lucia masturbarsi mentre esegue questo suo numero di magia.
«Mamma mia – mi fa, staccandosi dopo un po’ – certo queste palle sembrano belle piene, eh?»
«Sto per venire»
Lei, come altre volte, si offre: mi guarda negli occhi, apre la bocca e sorridente tira fuori la lingua appoggiandomela sulla punta della cappella – stasera declino il suggerimento.
«Voglio continuare a guardarti mentre ti tocchi»
Lo abbiamo fatto altre volte: lei sdraiata a torturarsi con una certa veemenza ed io, accanto in ginocchio, mi sego fino a venirle addosso. Prima di mettersi in posizione, stasera, mi squadra come a dire «sei un proprio un porco». O almeno così mi pare. Sarà il fatto degli specchi.
L’orgasmo sta salendo, mi piazzo tra le sue gambe aperte. Stupita per lo scatto inatteso, forse pensando che a quel punto io voglia entrare, Lucia si ferma e mi lascia lì la sua intimità aperta e pronta. Non è quello che ho in mente ma glielo faccio credere un po’.
Le picchietto le labbra, ci struscio dolce la cappella, mi bagno della sua umidità. Un minuto così e vengo, schizzandole sulle grandi labbra, sul clitoride e tutto intorno, su fino all’ombelico. È una meraviglia glabra e gonfia. Un tributo. Avevo proprio le palle piene, in effetti. Lei mi guarda con due occhi così.
Fa per riportare giù la mano e finire l’opera sua, ma sono più veloce e ancora duro – la penetro mischiando i suoi umori al mio sperma, due colpi appena e divampa in un orgasmo che le fa arrossire il petto e storcere le labbra in una specie di grugnito.
Mi sdraio accanto e lei si alza sui gomiti, come ad ammirare da quella prospettiva il suo monte di Venere imbrattato.
«allora, a saperlo così lo facevo prima…»
«ti piace, adesso?»
«un po’ meglio»
Mi giro sul fianco, scorro con indice e medio ai lati della vulva, le accarezzo il biondo rado tra le cosce. Lucia mi fissa, fissa le mie dita che hanno raccolto un po’ di sperma lungo la via. Gliele porto alla bocca, le succhia e le pulisce.
«E questo, piace?»
«Cazzo, se sei un porco. Adesso baciami».
Del suo biondo un po’ selvaggio rimane gran poco. Si è depilata tutto quanto, salvo una strisciolina sottile giusto in cima.
Io non le ho chiesto nulla. Lei ha chiesto a me, qualche giorno fa, se fossi «uno di quelli a cui la figa piace depilata».
Le ho risposto che visto il suo colore sarebbe stato molto bello vederla «più libera».
Inutile cercare una logica alle mie parole, avevo solo in mente quei porno degli anni in cui la depilazione totale non era in voga, zeppi di bionde californiane.
«Mi fa strano, a te piace?»
«ma scherzi?»
«non so...»
Fa una piccola piroetta davanti alla finestra della stanza e ci mettiamo in auto. Scavalliamo la provincia e andiamo a mangiare una pizza. I suoi sono via per il weekend e non abbiamo voglia di cucinare.
Tornati, occupiamo la camera in taverna. Il lettone sta proprio davanti ad uno di quei vecchi armadi di legno con le specchiere sull’esterno delle ante. Guardo Lucia imboccarmi fino in fondo da una prospettiva diversa. Guardo Lucia masturbarsi mentre esegue questo suo numero di magia.
«Mamma mia – mi fa, staccandosi dopo un po’ – certo queste palle sembrano belle piene, eh?»
«Sto per venire»
Lei, come altre volte, si offre: mi guarda negli occhi, apre la bocca e sorridente tira fuori la lingua appoggiandomela sulla punta della cappella – stasera declino il suggerimento.
«Voglio continuare a guardarti mentre ti tocchi»
Lo abbiamo fatto altre volte: lei sdraiata a torturarsi con una certa veemenza ed io, accanto in ginocchio, mi sego fino a venirle addosso. Prima di mettersi in posizione, stasera, mi squadra come a dire «sei un proprio un porco». O almeno così mi pare. Sarà il fatto degli specchi.
L’orgasmo sta salendo, mi piazzo tra le sue gambe aperte. Stupita per lo scatto inatteso, forse pensando che a quel punto io voglia entrare, Lucia si ferma e mi lascia lì la sua intimità aperta e pronta. Non è quello che ho in mente ma glielo faccio credere un po’.
Le picchietto le labbra, ci struscio dolce la cappella, mi bagno della sua umidità. Un minuto così e vengo, schizzandole sulle grandi labbra, sul clitoride e tutto intorno, su fino all’ombelico. È una meraviglia glabra e gonfia. Un tributo. Avevo proprio le palle piene, in effetti. Lei mi guarda con due occhi così.
Fa per riportare giù la mano e finire l’opera sua, ma sono più veloce e ancora duro – la penetro mischiando i suoi umori al mio sperma, due colpi appena e divampa in un orgasmo che le fa arrossire il petto e storcere le labbra in una specie di grugnito.
Mi sdraio accanto e lei si alza sui gomiti, come ad ammirare da quella prospettiva il suo monte di Venere imbrattato.
«allora, a saperlo così lo facevo prima…»
«ti piace, adesso?»
«un po’ meglio»
Mi giro sul fianco, scorro con indice e medio ai lati della vulva, le accarezzo il biondo rado tra le cosce. Lucia mi fissa, fissa le mie dita che hanno raccolto un po’ di sperma lungo la via. Gliele porto alla bocca, le succhia e le pulisce.
«E questo, piace?»
«Cazzo, se sei un porco. Adesso baciami».
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Commenti dei lettori al racconto erotico