Rachele #1
di
movement
genere
etero
Sono infastidito, perché quella stronzetta di Rachele se l’è giocata bene. Ha passato tutta la sera a cercare di tenermi lontano dalla sua best friend e c’è riuscita. Ha distratto Chiara, ha sabotato le mie intenzioni, i miei tentativi di attaccare bottone e flirtare con lei.
Anche dal punto di visto logistico aveva diversi vantaggi e li ha sfruttati: è casa sua, ha scelto di invitare almeno un altro paio di pretendenti, ha selezionato i giochi, la musica, il film, i posti a sedere a cena e quelli tra divani e poltrone.
E poi, ancora, a fine serata ha sistemato tutto per la notte lasciando le camere alle coppiette e radunando tutti noialtri nell’ampio soggiorno tra cuscini e coperte – per due chiacchiere e qualche amaro prima di crollare – in numero sufficiente perché fossimo a nostro agio ma non così tanti perché stabilissimo facilmente linee di comunicazione one-to-one.
Per quanto subdola, è stata una perfetta padrona di casa.
Va detto, anche se non è il mio tipo è simpaticissima; soprattutto, è comunque verosimile che io, a Chiara, non vada poi così a genio. Per carità, ci sta. Palo.
Ma rimugino e sono infastidito.
E allora, gli altri sono quasi tutti andati e alle undici del mattino la stronzetta mi trova qua in cucina, tazzina di caffè e sigaretta, appoggiato al lavandino in t-shirt e con il cazzo che tende i boxer.
Una condizione della quale finora mi sono poco curato, ma adesso vorrei che proprio lei si accorgesse della mia asta che preme e tira la stoffa, imperterrita e temeraria. Che la notasse. Voglio sbatterle in faccia il mio menefreghismo.
Mi sorride, si serve il caffè, si piazza accanto a me, spalla a spalla a sorseggiare.
-small talk-
Tiri di sigaretta.
La scollatura della sua vestaglia.
-small talk-
Tiri di sigaretta.
-silenzio-
«Vedo che ti sei svegliato carico stamattina»
«Carichissimo, in salute»
Rachele ha fatto una mossa.
Io me la tiro tantissimo, me ne accendo un’altra, lei ripone la tazzina nel lavabo e mi si piazza davanti.
Mi fissa il pacco.
«Posso prendermene cura io, che dici?» - fa lei, un po’ incerta a dispetto del suo linguaggio del corpo, come se avesse fatto il passo più lungo della gamba. La levo d’impaccio con un mezzo sorriso, un incoraggiamento scemo.
«Così poi guido più tranquillo…?»
«Ehhh, esatto!», ribatte aprendosi in un sorrisone; e allora, mentre io mi calo i boxer lei s’inginocchia - una sincronia perfetta che sembra studiata, non foss’altro che così facendo quasi rischio di bruciacchiarle i ricci con la sigaretta.
La stronzetta lappa, lecca, smanaccia. Si impegna, con molto vigore.
Aspiro il fumo e rimango in balia di questa testa che fa su e giù veloce.
La stronzetta mi riempie di saliva, scopro che mi piace molto, è brava.
Poi stringe le labbra e va fino in fondo, un inatteso e godereccio deepthroat da una che pensavo capace solo di torte, pasticcini e cuoricioni.
Mentre lo fa, la sua manicure mi solletica le palle. La stronzetta mi pianta anche gli occhi addosso e penso sia il miglior bocchino di quest’anno anche se siamo solo a inizio maggio. E, se è una specie di sfida, ho perso perché non riesco nemmeno ad afferrarla e darle il ritmo. Mi toglie le forze.
Quando si stacca, ancora fissandomi, posso solo mugugnare.
«Cristo santo Rachele, così ti riempio la bocca»
«embé? – e sorniona mi stringe e mi sega - ma davvero vuoi sborrare prima del pezzo forte?»
Registro a malapena il linguaggio che mal si addice al suo portamento da Lady Cocca - ma ormai niente di tutto questo si addice all’idea che avevo di lei fino a cinque minuti fa - e non ho nemmeno il tempo di chiedermi a cosa si riferisca: s’abbassa la vestaglia a scoprire le tette: grandi, piene, perfettamente coerenti con la sua figura prosperosa.
Allora si solleva appena un po’ e con inaudita naturalezza il mio pisello sparisce là in mezzo, coccolato dai seni di Rachele e dalla sua saliva ancora un po’ color caffè.
È un trattamento-meraviglia che dura giusto il tempo di scoprire che la stronzetta ha dei capezzoli scuri e grandi in cima a delle poppe morbidissime: vado in overdrive sensoriale e riverso diversi giorni di astinenza sul suo décolleté. Mentre ancora mi impugna rialzandosi, un ultimo fiotto le si spataccia a tradimento sul mento.
Sono senza fiato, svuotato.
Lei mi allunga un bacio a stampo che sa più che altro di circostanza.
Nessuno ci ha colti sul fatto, ma è anche vero che il tutto è durato forse sette minuti.
«… e ti andrebbe di ricambiare?», mi fa lei mentre sto ancora in botta, a cazzo di fuori appoggiato al lavandino.
Senza attendere una risposta posa il culo sul tavolo di fronte e spalanca le cosce.
Non porta le mutandine.
Il sole taglia in due la stanza e le fisso imbambolato la fica glabra e succosa.
Fanculo, non era così che doveva andare.
Anche dal punto di visto logistico aveva diversi vantaggi e li ha sfruttati: è casa sua, ha scelto di invitare almeno un altro paio di pretendenti, ha selezionato i giochi, la musica, il film, i posti a sedere a cena e quelli tra divani e poltrone.
E poi, ancora, a fine serata ha sistemato tutto per la notte lasciando le camere alle coppiette e radunando tutti noialtri nell’ampio soggiorno tra cuscini e coperte – per due chiacchiere e qualche amaro prima di crollare – in numero sufficiente perché fossimo a nostro agio ma non così tanti perché stabilissimo facilmente linee di comunicazione one-to-one.
Per quanto subdola, è stata una perfetta padrona di casa.
Va detto, anche se non è il mio tipo è simpaticissima; soprattutto, è comunque verosimile che io, a Chiara, non vada poi così a genio. Per carità, ci sta. Palo.
Ma rimugino e sono infastidito.
E allora, gli altri sono quasi tutti andati e alle undici del mattino la stronzetta mi trova qua in cucina, tazzina di caffè e sigaretta, appoggiato al lavandino in t-shirt e con il cazzo che tende i boxer.
Una condizione della quale finora mi sono poco curato, ma adesso vorrei che proprio lei si accorgesse della mia asta che preme e tira la stoffa, imperterrita e temeraria. Che la notasse. Voglio sbatterle in faccia il mio menefreghismo.
Mi sorride, si serve il caffè, si piazza accanto a me, spalla a spalla a sorseggiare.
-small talk-
Tiri di sigaretta.
La scollatura della sua vestaglia.
-small talk-
Tiri di sigaretta.
-silenzio-
«Vedo che ti sei svegliato carico stamattina»
«Carichissimo, in salute»
Rachele ha fatto una mossa.
Io me la tiro tantissimo, me ne accendo un’altra, lei ripone la tazzina nel lavabo e mi si piazza davanti.
Mi fissa il pacco.
«Posso prendermene cura io, che dici?» - fa lei, un po’ incerta a dispetto del suo linguaggio del corpo, come se avesse fatto il passo più lungo della gamba. La levo d’impaccio con un mezzo sorriso, un incoraggiamento scemo.
«Così poi guido più tranquillo…?»
«Ehhh, esatto!», ribatte aprendosi in un sorrisone; e allora, mentre io mi calo i boxer lei s’inginocchia - una sincronia perfetta che sembra studiata, non foss’altro che così facendo quasi rischio di bruciacchiarle i ricci con la sigaretta.
La stronzetta lappa, lecca, smanaccia. Si impegna, con molto vigore.
Aspiro il fumo e rimango in balia di questa testa che fa su e giù veloce.
La stronzetta mi riempie di saliva, scopro che mi piace molto, è brava.
Poi stringe le labbra e va fino in fondo, un inatteso e godereccio deepthroat da una che pensavo capace solo di torte, pasticcini e cuoricioni.
Mentre lo fa, la sua manicure mi solletica le palle. La stronzetta mi pianta anche gli occhi addosso e penso sia il miglior bocchino di quest’anno anche se siamo solo a inizio maggio. E, se è una specie di sfida, ho perso perché non riesco nemmeno ad afferrarla e darle il ritmo. Mi toglie le forze.
Quando si stacca, ancora fissandomi, posso solo mugugnare.
«Cristo santo Rachele, così ti riempio la bocca»
«embé? – e sorniona mi stringe e mi sega - ma davvero vuoi sborrare prima del pezzo forte?»
Registro a malapena il linguaggio che mal si addice al suo portamento da Lady Cocca - ma ormai niente di tutto questo si addice all’idea che avevo di lei fino a cinque minuti fa - e non ho nemmeno il tempo di chiedermi a cosa si riferisca: s’abbassa la vestaglia a scoprire le tette: grandi, piene, perfettamente coerenti con la sua figura prosperosa.
Allora si solleva appena un po’ e con inaudita naturalezza il mio pisello sparisce là in mezzo, coccolato dai seni di Rachele e dalla sua saliva ancora un po’ color caffè.
È un trattamento-meraviglia che dura giusto il tempo di scoprire che la stronzetta ha dei capezzoli scuri e grandi in cima a delle poppe morbidissime: vado in overdrive sensoriale e riverso diversi giorni di astinenza sul suo décolleté. Mentre ancora mi impugna rialzandosi, un ultimo fiotto le si spataccia a tradimento sul mento.
Sono senza fiato, svuotato.
Lei mi allunga un bacio a stampo che sa più che altro di circostanza.
Nessuno ci ha colti sul fatto, ma è anche vero che il tutto è durato forse sette minuti.
«… e ti andrebbe di ricambiare?», mi fa lei mentre sto ancora in botta, a cazzo di fuori appoggiato al lavandino.
Senza attendere una risposta posa il culo sul tavolo di fronte e spalanca le cosce.
Non porta le mutandine.
Il sole taglia in due la stanza e le fisso imbambolato la fica glabra e succosa.
Fanculo, non era così che doveva andare.
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