Il diario di mia moglie - racconto 8

di
genere
prime esperienze

Tratto da una delle pagine più scandalose ma anche più eccitanti che ho letto dal suo diario...

Oggi è stato un casino, uno di quei pomeriggi che ti lasciano stordita e non sai se vuoi dimenticarli o riviverli. Ero in discoteca,la musica pompava, le luci mi giravano in testa, e c’era quell’energia che ti prende e non ti molla. Io e Martina, la mia amica, abbiamo iniziato a scherzare, una sfida scema: chi si fa più limonate entro la fine del giorno. Ridevamo come due cretine, buttandoci in pista con i drink in mano, cercando di attirare sguardi. All’inizio era solo un gioco, un modo per sentirmi viva, lontana dai pensieri soliti.
Poi è arrivato lui. Un ragazzo albanese, alto, capelli scuri spettinati, occhi che ti trapassano. Mi ha puntato subito, ballando vicino, sfiorandomi il fianco con una mano. “Balli bene,” mi ha detto all’orecchio, con quell’accento ruvido che mi ha fatto venire i brividi. Ho sorriso, ho provato a tenerlo a distanza, ma non si staccava. Mi seguiva ovunque, e dopo un po’ si sono aggiunti i suoi amici, tre o quattro, non lo so nemmeno. Mi hanno accerchiata, un cerchio di corpi che si stringeva sempre di più. Le loro mani hanno iniziato a toccarmi – sui fianchi, sulla schiena, poi più giù, sul culo. All’inizio li respingevo, ridevo nervosa, dicevo “Ehi, calmatevi,” ma loro continuavano, insistenti, sfacciati. E poi… non so come, ho smesso di respingerli. Mi guardavano con una fame che mi spaventava e mi accendeva insieme. Sentivo le cosce bagnarsi, un calore che mi saliva da dentro, e non capivo più se era vergogna o voglia.
Il ragazzo albanese – non so nemmeno il suo nome – mi ha preso per il polso e mi ha tirato verso il bagno, con un suo amico dietro. “Vieni un attimo,” ha detto, e io l’ho seguito, come ipnotizzata. La porta si è chiusa, il rumore della musica si è attutito, e mi sono ritrovata lì, in quello spazio stretto, con loro due che mi guardavano come lupi. Mi hanno spinto contro il muro, le mani di nuovo ovunque, sotto la gonna, tra le cosce, sfregando la mia figa pelosa che ormai era fradicia. “Ti piace, eh?” ha detto lui, e io non ho risposto, ma il mio respiro pesante parlava per me. Poi mi hanno fatto inginocchiare. Per la prima volta nella mia vita, avevo due cazzi davanti, duri, pulsanti, uno più grosso, l’altro più curvo, e mi sono sentita cadere in un buco nero. Li ho presi in mano, uno per volta, poi in bocca, alternandoli, succhiando forte mentre loro gemevano e mi spingevano la testa. La saliva mi colava sul mento, il sapore salato mi riempiva la gola, e io li lasciavo fare, persa in quel momento che non sembrava nemmeno mio.
L’albanese mi ha afferrato i capelli, scopandomi la bocca con colpi decisi, mentre l’altro si masturbava guardandomi. “Brava, così,” continuava a dire, e io sentivo la mia figa pulsare, bagnata fino alle cosce, il pelo appiccicoso di voglia. Poi sono venuti, quasi insieme. Il primo mi ha riempito la bocca, una sborra calda e densa che ho dovuto ingoiare per non soffocare, il secondo mi è esploso sul viso, schizzi che mi sono colati sul collo, sul seno. Mi sono pulita alla meglio con le mani, tremando, il cuore che mi scoppiava. Mi hanno guardato un attimo, ridendo tra loro, poi sono usciti come se niente fosse.
Sono tornata in pista, stordita, con quel gusto ancora in bocca e la pelle che bruciava. Martina mi ha visto, ha alzato un sopracciglio ma non ha chiesto niente. Pochi minuti dopo, un altro ragazzo mi ha avvicinato – biondo, carino, uno che non c’entrava niente con loro. Mi ha sorriso, mi ha preso per la vita e mi ha baciato, una limonata lunga, profonda, la sua lingua che si mescolava al sapore di quello che era appena successo. Non lo sapeva, non poteva saperlo, ma io sì, e questo mi faceva girare la testa ancora di più. Alla fine della serata, Martina ha detto che aveva vinto lei, tre limonate contro le mie due. Ma non le ho raccontato del bagno. Non le ho raccontato niente.
Tornata a casa, mi sono buttata sul letto, le mutande ancora bagnate, la testa piena di immagini. Mi sono toccata, di nuovo, pensando a quei due cazzi, alla sborra che mi aveva sporcato, al ragazzo biondo che mi aveva baciato dopo. È stato un orgasmo rapido, silenzioso, ma mi ha lasciato un vuoto dentro. Non so chi sono stasera. Non so se mi piace questa me che sta venendo fuori, o se mi fa paura. Forse entrambe le cose.

Per commenti, scrivetemi a marcoavventura09@gmail.com
scritto il
2025-03-29
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