Il cibo degli dei

di
genere
etero


Il cibo degli dei.

I cinque Madrigalisti più tre controvoci

Lenzuola e pelle nuda sotto il piumone rosa, è giorno, ma le persiane
sono chiuse, non c'è bisogno di vedere.
E' bello essere avvolti nel profumo di bucato, ma lo stiamo già
rovinando con il nostro, odore di figa, odore anche di cucina per la
verità.
Perchè è la vita pratica, quattro ore fa pensavo che sarei partito, tre
ore fa ho saputo che ti avevano sostituita nel turno e ho disdetto tutto,
due ore fa sei arrivata e ho ricevuto un soffocone della madonna.
Un'ora fa ci siamo ricordati di non avere nulla di pronto e abbiamo
cominciato a cucinare, con la voglia di fare qualcosa di buono, di quelle
che vanno pippiate per tre ore ancora o più, ma cosa si fa nel
frattempo, da soli si può leggere un libro, ma quando siamo in due lo
sappiamo come va a finire.
E io lo so che ti piace stare sotto e lasciarti schiacciare, tu lo sai che mi
piace quando ti muovi come un serpente.
Un serpente inchiodato però, ti sono dentro, mi offri la gola, un
pensiero afferra la mia.

..Tutto così veloce, così imprevisto, così caldo. Come quando iniziasti
ad insegnarmi l'Arte del soddisfare una donna, di renderla mia,
rivoltare le sue membra e la sua psiche utilizzando la più debole e
delicata parte del corpo umano. Sei stata una maestra impeccabile. Mi
dicesti: “Tesoro, dobbiamo partire dalla teoria”. Non ricordo bene se mi
dicesti prima la parola tesoro o che dovessimo partire dalla teoria.
Ricordo nitidamente che quell'epiteto affettuoso sciolse la mia
timidezza e ricordo la tua spiegazione teorica sulla mia lavagnetta
della cucina, quella di calamita attaccata al frigo..
Leccare la figa: gusto e olfatto a contendersi la sensazione più intensa,
a mordere sogni e ricordi. Affondare nell’essenza pulsante del piacere
carnale. Miele, di più, ambrosia….anche per noi mortali un cibo da dei.
" Ciccio, stai male ? "
" No, perchè ? "
" Hai fatto una faccia.. "
" Scusa, è solo che mi è venuta in mente una cosa dal nulla. "
" Sarebbe ? .. "
" Che te la voglio leccare ! "
" Ma l'hai già fatt.. "

" ANCORA ! "
" Non potresti finire prima ? "
Chi ti ascolta, mi sono già sfilato, ho già placcato una delle tue gambe
prima che tu possa scappare.
Le due braccia avvolte alla tua coscia, un bacio veloce alla polpa, poi
abbasso lo sguardo...
… La sto fissando come fosse un dipinto in un museo, forse non mi
sono mai fermato così a lungo a guardarla; è bella.
Mi piace la nettezza della riga verticale, che separa perfettamente le
due polpe, facendole somigliare ad una pesca, della quale mantiene
anche quella sottile peluria che solletica appena la mia bocca.
Le piccole labbra sembrano la cresta di un gallo, pendule e rosee al
loro interno, leggermente scure all’esterno, le prendo delicatamente
con i due pollici e le allargo, col clitoride come testa di questa
meravigliosa farfalla di carne; la lingua si concentra sulla punta
sporgente del cappuccio, emerso dal suo rifugio, mentre due dita si
fanno largo dentro di te, l’uncino stende il suo artiglio sulla parete
superiore della fica, e mi sembra di sentire chiaramente uno spasmo
quando rilascio, come se la scossa arrivasse in ritardo.

..Non sapevo toccare una donna, neanche con gli occhi. Me ne resi
conto quando mi chiedesti di poter fare una doccia a casa mia e per
tutto il tempo che perdesti dietro la porta del bagno io non raccapezzai
il coraggio nemmeno di venire a spiarti. Mi sarei sentito un cretino se
te ne fossi accorta. Più tardi, quando spegnesti il televisore che mi
teneva imbambolato, per prenderti un pezzo del divano e la mia
attenzione, mi toccarono un altro paio di scoperte. Una dolce ed una
amara. La dolce scoperta mi si presentò con la sublime bellezza di
quello che tenevi sotto l'accappatoio, l'amara scoperta fu la mia
inettitudine a baciarti o a baciare chiunque. Non potevo darti la
quintessenza del piacere, non potevo darti niente. Temevo che sarei
rimasto per sempre troppo impacciato davanti a te. Oh, per tutto
questo tempo e tutto il tempo di quella sera, ho trascurato un
dettaglio. Non ero solo. E non sono solo..
Cerco i tuoi occhi neri, me li regali insieme a una passata di lingua
sulle labbra secche, come fosse un segnale, affondo la mia fin dove
arrivo, sento gli umori colarmi sulle labbra, inzupparmi la barba, lascio
che esplori ovunque, succhiare il nettare e il frutto di quel desiderio
che non si appaga, ma che si nutre del tuo piacere in un circolo senza
fine

Sento i gemiti farsi più prepotenti, la testa affondare sul cuscino, la tua
mano aggrapparsi alla mia, guidandola, mentre bisbiglio:
“Ti piace così?”
Accenni un sorriso strappato al piacere e dai il ritmo alle mie dita,
mentre continuo a leccarti avidamente.
“Preferisci che muova le dita così o così?” mormoro offrendoti le
alternative distendendo le falangi e ritraendole.
L’inclinazione della tua testa, lo stupore, gli spasmi, la lacrima che
compare sul tuo occhio m’indica la strada, che percorro fino in fondo,
fino a sentire le cosce stringersi come una morsa famelica sulla mano,
fino a vederti contorcere da quello che è un orgasmo fortissimo,
un’onda che ti attraversa e ti lascia spossata sulle lenzuola sporche di
noi...
… Tu distesa e io continuo a sbaciucchiartela.
Perché?
Perché così mi va.
Perché mi accarezzi i capelli.
Perché capisco che apprezzi questo defaticamento.
Perché me ne piace il sapore.
Perché voglio prenderne possesso.
...Perché perché perché?!
Perché sì.
Perché sono in uno stato mentale strambo.
Inebriato. Sborniato. Fuori senno...
..Come a undici anni, quel cortile, sotto il balcone del primo piano. Noi
ragazzini accovacciati per non prendere la grandine. Per scommessa
avevamo messo al centro del cortile una bottiglia vuota di Coca-Cola
da un litro, quelle di vetro trasparenti che oggi non si trovano più. La
pioggia riempiva la bottiglia e io fui scelto per sfidare la tempesta e
andarla a prelevare, piena zeppa di pioggia acida industriale.
Guardando le leccate di figa su di un giornale da barbiere, ci
passammo a turno la bottiglia, fingendo che l'acqua sporca fosse
liquido vaginale in eccesso. Bevemmo avidamente, imitando mugolii
adolescenziali e lasciando scivolare sulle magliette interrate gli umori
umidi e salmastri. L'odore del purgatorio che profuma d'inferno. Una
prova tribale i cui afrori ancora mi rimbalzano come refoli di proustiane
madeleines

La sinfonia, sì.
Mi pare di sentire l'introduzione dell'andante maestoso del Barbiere di
Rossini.
È un allucinazione? Un sogno ad occhi aperti?
Non so, ma odo l'oboe che con il pianissimo della sua linea melodica,
porta all'inconfondibile tema dei violini...
Come adoro cibarmi di te. Affondare le labbra e la lingua nella tua
natura, pasteggiare con questa cozza dischiusa che offri a me, e che io
non resisto a cercare di aspirare provando a staccarla dal suo guscio.
Non ci riesco, ma mangio avidamente, passo la lingua, nell'intento di
prosciugarne il gusto; mordo delicatamente, pur con la voglia di
strappartela via, ché voglio portarmela con me, ché io ne ho bisogno.
Taadaà... gli accordi in fortissimo, introducono l'allegro con brio...
Prendi la mia nuca, la spingi più su, e trovo il tuo clitoride turgido, ma
nascosto fra pieghe di vesti in morbidissima carne succosa.
Devo svolgere e piegare con le dita per farlo uscire. Lo succhio.
Inturgidisce di più.
Lo mordo e tu ti accartocci, ti riapri, ti svolgi...
E lecco, infilando due dita in te, alla ricerca di un punto sensibile.
Tu con i gomiti poggiati, gli avambracci in alto, sembri un cucciolo che
aspetta di essere accarezzato. Ma io non ho mani a sufficienza.
Muovo le dita in te, leccando con la punta, quel tuo punto
meravigliosamente sensibile. Tu fremi e gemi, ti inghiotti parole
biascicate e sconnesse. Il tuo ventre si scuote.
Ecco le scale e gli arpeggi discendenti e ascendenti; i colpi di timpani e
grancassa...
Il corno, poi il crescendo...
Mugugni e a me si stanno intorpidendo le mani; mi duole lingua e so
che domani avrò qualche ragade alla sua radice, perché sto
esagerando nel gravare di questo moto inusuale, il suo sottile
filamento.
Ma che importa? Voglio farti impazzire, portarti in orgasmica estasi.
Devi perdere la ragione. Non ritrovare la tramontana. E credo di stare
per riuscirci.
Mi tiri per i capelli, e poi mi allontani, ti inarchi. Poi ti raggomitoli.
Dondoli le gambe, e poi le tendi. Fai versi astrusi e riesci a recitare le
vocali in ordine sparso...
Quanto ti adoro!
Sì. Sì. Ecco! Clarinetto e fagotto lasciano di nuovo spazio al crescendo
ampliato, c'è l'accelerazione. Ci siamo! Arriva il finale, grandioso e
possente...
Urli disperatamente, ti inarchi, vibri e io non ti mollo, lottando con le
tue cosce che provano ad appiattirmi...

Strascìni un “ Vengoooh... “
Oscilli, traballi, sussulti e mi ritrovo la faccia inondata, a secchiate.
Sono come sberle, non le avevo preventivate...
Sono sbalordito. Mi accorgo appena del male ai capelli che stai tirando
quasi a strappare. Eppure non mi importa, ti bevo.
Ti bacio questa strabiliante fonte che adesso è mia.
Come mia sei tu...
… Ansimo, la testa ancora stretta tra le tue cosce, respiro a fatica col
naso e la bocca allagati da te.
Le mie braccia dai fianchi ora risalgono a carezzarti le tette.
Già, la furia, la smania di strizzartele e tirarti i capezzoli ora la domino.
Vorrei straziarti, scoparti fino a godere e ancora non fermarmi.
Ma ti vedo così beata, stai volteggiando sul letto e sui tuoi brividi che
man mano sopiscono. Il tuo petto sotto le mie mani si solleva e ritrae
come le onde che lambiscono la battigia. Come dopo una mareggiata,
sempre più dolci, più lievi.
No. Oggi no. Oggi solo se tu lo vuoi. È un regalo per te. Te lo voglio
offrire.
Sollevo la testa e ti guardo.
Sorridi. Anzi no. Ridi! Ridi di gusto.
“ Oddio! Che shampoo! Guardati! Ti ho fatto una doccia … “
Non c'è bisogno che mi guardi: lo so. Ho preso le tue ondate in pieno, a
viso aperto.
E improvviso il ricordo, il flash.
“ Come quella volta al mare, ricordi? “
“ Certo! Come posso scordarla? È stata una delle prime volte che mi
hai fatta godere così. “
“ Eravamo due ragazzini, inesperti …”
“ Ma come ti venne in mente di farlo lì, sul bagnasciuga? “
“ Non lo so. Fu un raptus … ma tanto ero voglioso e tanto ero
imbranato … non fui molto bravo … “
“ No. Fu bellissimo. “
..Come me, anche tu lo trovi buffo, lo so.
Quando tornasti in questa città di cemento, quando tornasti da me, le
cose non andavano esattamente così bene. Voglio dire per me.
Tu avevi passato il periodo dei tuoi studi in tutt'altro contesto. Un
contesto vitale, giovane, stimolante. Avevi avuto decine di infallibili amanti, avevi esplorato la tua sessualità a fondo, imparando a dare e
ricevere piacere.
Io invece ti sono rimasto fedele. Forse non avrei voluto rimanerti fedele
per chissà quale mia purezza morale, è dipeso tutto dal fatto che non
ho trovato nessun'altra degna dei miei sguardi oltre il vetro della
finestra. Nessuna che mi provocasse le vertigini come fossimo sulle
montagne russe, con le braccia in aria e lo stomaco ribaltato.
Ero ingenuo. Ero inesperto. Oserei dire un totale sprovveduto. Sei
tornata di sera, sei venuta a casa mia prima di andare dai tuoi o da
chiunque altro. Già solo questo, il fatto che mi ritenessi più importante
di chiunque altro, mi gettava nella condizione di non sentirmi alla tua
altezza..
Mi giro. Ora sono disteso tra le tue gambe. La testa posata su una
coscia, come un cuscino.
- Mi piace vederti godere così, sai?
- Lo so. E a me piace da morire quando me lo fai … usi la lingua come
se mi scopassi …
Pieghi la gamba libera e col piede mi carezzi il petto. Poi scendi
sull'addome e poi ancora. Lì, proprio lì dove sai già cosa trovare e
come. Lo carezzi e tenti di afferrarlo con le dita.
- Dovresti essere una scimmia per riuscirci ...
Ridi. Ridiamo.
Però intanto è tornato su. Pronto e reattivo al tuo delicato tocco.
- E tu?
- Io cosa?
- Non vuoi godere?
- L'ho fatto così bene prima … mi hai regalato una sensazione che
vorrei conservare. No, oggi ci siamo regalati piaceri che meritano di
restare così. Di essere assaporati e riassaporati ancora e ancora...
- E' vero … vieni …
Mi stendo accanto e ti abbraccio. Ci baciamo. Delicatamente. Ci
assaporiamo. Sei spossata ma luminosa. Pervasa dalla serenità che
solo chi ha provato l'ebbrezza di volare con la mente può avere.
- Ho già goduto vedendoti, sentendoti fremere grazie a me. La
consapevolezza di essere strumento del tuo piacere mi ha inebriato. Mi
hai offerto te stessa abbandonandoti al più sublime e selvaggio degli
orgasmi. Appagarti così mi ha soddisfatto.
Ti sollevi e ti adagi su di me. Ogni centimetro dei nostri corpi combacia
alla perfezione.
Gli occhi nei miei occhi.

Inutile parlare ancora. Ogni parola sarebbe superflua ora. Basta
guardarci per dircelo:
- sono tua.
- sono tuo.
- sei mio.
- sei mia.
Peccato per il ragù..



scritto il
2023-11-16
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