Pigmei - commercio di schiave (parte 5)

di
genere
sadomaso

Francesca e Monica erano state un pessimo affare per loro.
La prima stava leccando appena appena la figa di Chanel attraverso il buco della sedia mentre la donna stava cenando con la sua socia Monique.
Monica si stava impegnando per far godere Monique ma, questa, che evidentemente aveva intenzione di prolungare il divertimento nella serata, impugnò il frustino e, girata appena dalla sua comoda posizione, la colpì forte sul ventre intimandole di rallentare.
Le sarebbe bastato darle l’ordine, ma voleva che la schiava avesse sempre paura delle Padrone.
Chanel e Monique pensavano di avere trovato una nuova via di ricchezza con quelle due bestie, ma si resero presto conto che le strade brevi portano poco lontano.
Avevano fatto un viaggio in Italia perché avevano sentito che nelle campagne, nelle zone povere, le figlie dei contadini venivano vendute.
Ne avevano acquistate un paio, in due fattorie vicine, poco più che ventenni o, almeno, così le avevano definite i genitori.
Fisicamente erano belle, forti, resistenti.
Ne avevano prese una bionda ed una mora da due famiglie numerosissime nelle quali, probabilmente, una figlia in meno non sarebbe nemmeno stata notata.
L’avevano pagata sottocosto ma, d’altro canto, loro non facevano beneficenza, erano delle donne d’affari.
La madre piangeva mentre venivano acquistate, mentre il padre pensava solo ai soldi.
Volevano però essere certe di ciò che acquistavano. D’accordo che le avrebbero pagate poco, ma una schiava era un investimento di tempo ed energie spese per la loro educazione al servizio. Non potevano permettersi di avere merce scadente che poi non avrebbero potuto rivendere.
Prima di pagare e di portarsi via ciascun acquisto, le due socie avevano voluto incatenare appese al soffitto della stalla le due ragazze.
Volevano testarle, vedere quanto effettivamente fossero forti così come il loro padre aveva garantito loro.
Così, davanti al genitore, spogliate, avevano iniziato a frustarle, sulla schiena, sul ventre, sui seni, sulle cosce e sul culo.
Smisero solo quando le due giovani piangevano da tempo ed il loro corpo raccontava con il rossore la quantità di colpi ricevuti.
“Slegala”.
Avevano preteso che fosse il padre di Francesca a slegarle per vederle accasciare sul pavimento sporco della stalla e, così, ordinare di strisciare fino ai loro piedi.
Erano davvero forti ed ubbidienti, ma con la lingua sulle loro fighe non ci avevano saputo fare. Mancava tutto: attenzione, tocco, impegno.
Era materiale grezzo ma, all’epoca, forse avevano sopravvalutato la loro abilità nell’ammaestrare le bestie umane.
Vollero pensare che la causa fossero le eccessive frustate e l’inesperienza sessuale.
Il Padre aveva garantito che erano ancora vergini.
Prima di frustarle avevano verificato la correttezza di questa informazione e avevano pensato che questa circostanza avrebbe potuto aumentare il loro valore sul mercato.
La bocca però era fondamentale.
Avevano voluto provare anche un cazzo. Ciò che non manca in una fattoria sono i cazzi, così avevano fatto chiamare un contadino che, alla vista di una giovane nuda, con evidenti segni di frusta, sul pavimento di una stalla, aveva avuto subito una erezione.
Francesca, inginocchiata, aveva impiegato poco a fare venire con la bocca l’uomo di turno.
Monica ci aveva messo un po’ di più. Il contadino, eccitato per il buon uso della lingua, diede qualche schiaffo alla ragazza e, tenuta ferma per i capelli, iniziò a scopare la bocca, sempre più forte, provocando alcuni conati alla schiava che, cercando di sfuggire, indietreggiò, prima con la testa e poi con le ginocchia, rimediando solo una stretta più forte alla testa ed ulteriori schiaffi.
Le due donne si resero conto che i due uomini avevano goduto più per la situazione che per la bravura di bocca delle aspiranti schiave, tanto più che nessuna delle due aveva ingoiato lo sperma che, invece, era stato sputato con colpi di tosse.
Le Padrone avevano però pensato che l’importante fosse la forza e la resistenza. Per il sesso ci sarebbe stato tempo.
Aveva avuto un ruolo decisivo anche il fatto che fossero vergini.
Cosa magari normale nelle giovani nobili che si tengono illibate per il marito cui sarebbero state accoppiate dai genitori. Un po’ meno consueta nelle contadine, ma cosa abbastanza apprezzata nei Padroni.
Inoltre la verginità avrebbe potuto far loro guadagnare quell’interesse che non sarebbe stato elevato vista la loro provenienza.
Le socie erano attratte dalla possibilità di procurarsi merce a poco costo e vollero a tutti i costi prenderle per provare quella nuova strada di approvvigionamento, meno rischiosa dei rapimenti che davano sempre pensieri.
Avevano ammaestrato abbastanza schiave da poter vantare a loro stesse una certa esperienza.
Speravano di farcela anche prendendo schiave di bassa lega. Avrebbero dovuto fare un ottimo lavoro in quanto ormai avevano la nomea di venditrici di merce buona e pregiata.
Se proprio fosse andata male, le avrebbero tenute come schiave personali o vendute a qualche bordello.
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2024-05-23
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